3 motivi per guardare “The Office” su Netflix

3 motivi per guardare “The Office” su Netflix

3 motivi per guardare “The Office” su Netflix: non essere impaziente, prima della recensione, devo spiegare di cosa si tratta.

E’ una serie non proprio recente, andata in onda dal 2005 al 2013 e da poco disponibile sulla piattaforma di entertainment più amata al mondo.

E’ il remake americano di un’altra serie storica ambientata in UK, che però non ho visto. In realtà era almeno da tre anni che un mio collega mi diceva di guardare questa versione e finalmente ho capito perchè!

Si raccontano le vicende di un ufficio mezzo sgangherato sempre sull’orlo del fallimento (Dunder Mifflin, ramo carta, in Pennsylvania), popolato da impiegati che rappresentano ogni tipo di clichè: il nerd, lo stagista in perenne imbarazzo, la receptionist carina, più diversi rappresentanti delle principali etnie (un nero, un messicano, un’indiana…). Un tripudio di diversity insomma gestita… da cani!

E qui sta tutto il senso della serie. Il capitano di questa armata brancaleone è lo straordinario STEVE CARELL, l’attore che interpreta Michael Scott, il Regional Manager che gestisce l’ufficio. E’ genuinamente impegnato a farsi amare da tutti, con improbabili scenette per suscitare ironia e approvazione in ufficio, che però sfociano perennemente in frasi inadeguate e situazioni surreali.

Non mancano le battute infelici sulle donne, sugli omosessuali, riferimenti multiculturali errati che si basano sul pregiudizio.

Così quando organizza la partita di basket in magazzino tra impiegati, non schiera nella sua squadra la collega un pò “agèe” che aveva dichiarato di giocare al liceo con successo, ma mette in campo il collega nero perchè si sa, loro sanno giocare a basket. Peccato che non sia neanche in grado di fare il più semplice palleggio.

O quando rientra Oscar, il collega messicano, gli organizza un party tutto basato sugli aspetti più “iconografici” della cultura messicana, quindi sono tutti obbligati ad indossare un sombrero tra bandierine e scritte rosse bianche e verdi. Oscar ovviamente, non gradisce in modo particolare. Per altro rientra in ufficio dopo che si era licenziato perchè sempre l’esimio e illuminato capo gli aveva imposto un coming out per dimostrargli tutto il suo appoggio, obbligandolo a confessare davanti a tutti e senza rispettare i suoi tempi, di essere gay. E lo aveva infine baciato sulla bocca in pubblico per dimostrare la sua “apertura mentale”, nell’imbarazzo più totale dei colleghi.

Allora passiamo a vedere i 3 motivi per guardare “The Office” su Netflix.

1.

E’ un perfetto manuale di come NON comportarsi e cosa non dire/fare. In generale nella gestione di un ufficio e di un business. Un vero e proprio corso di formazione al contrario. Michael/Steve ci offre tutta una casistica di gaffes, frasi inopportune e comportamenti scorretti da tenere sul lavoro. Si percorrono, come visto, anche una serie di bias e pregiudizi. Attraverso la risata, magari anche noi impariamo a fare più caso a quanto certe battute e certi atteggiamenti siano totalmente inopportuni. E soprattutto capiamo l’imbarazzo e il dispiacere che può provocare questa superficialità nelle persone “vittime” delle battute.

2.

Ci fa prendere atto che questi temi in America e in altri Paesi più avanzati sono costantemente dibattuti e parte dei programmi di HR. Perchè se il boss è un caso umano, si percepisce che c’è un codice, una serie di regole ed indicazioni che dovrebbe seguire. Per altro si parla di una serie che ha più di 15 anni. Fa sorridere pensare che da noi sembra essere ancora tabù l’idea che il management e di conseguenza chiunque faccia parte di una comunità al lavoro, vada sensibilizzato su certe questioni.

3.

Attraverso le gag e le avventure dei protagonisti, si rivivono anche molte delle esperienze quotidiane al lavoro. I battibecchi tra colleghi, le dinamiche con il proprio capo, i flirt più o meno platonici. Con un pò di effetto catarsi ci si porta a casa qualche insegnamento e riflessione.

In più, un paio di attori sono davvero incredibili: oltre al pluricitato Steve Carrel, senz’altro degno di nota colui che impersona Dwight, il bravo venditore nerd, braccio destro fidato di Michael. La sua serie di stranezze comportamentali lo rende davvero irresistibile.

In generale si ride proprio di gusto, non a caso ha vinto un Emmy per miglior serie comica. Ultima menzione va alla regia: di fatto il tutto è girato come fosse un documentario, in cui i protagonisti raccontano il loro day by day ad una telecamera. Anche questo ha contribuito al suo successo.

Ecco quindi i 3 (e più) motivi per guardare “The Office” su Netflix. Lo conoscevi già? Cosa ne pensi?

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