- di Madonnager
Affrontare una separazione è uno dei momenti più complessi nella vita di una persona, ma non è un fallimento: una conversazione con l’Avvocato di famiglia Donatella Daddio.
Non è la separazione a definire le persone, ma il modo in cui la attraversano.
Ci sono momenti della vita in cui le decisioni diventano particolarmente complesse, perché non riguardano solo aspetti pratici ma coinvolgono anche emozioni, relazioni e responsabilità.
La separazione è uno di questi.
Negli ultimi mesi ho lavorato a un percorso di personal branding con Donatella Daddio, Avvocato di famiglia che opera tra Monza, Brianza e Milano. Un lavoro nato per aiutarla a raccontare meglio il suo approccio e trasformarlo in una comunicazione chiara e riconoscibile, ma che mi ha portato a entrare in un tema che tocca molte più persone di quanto si pensi.
Parlando con lei, è emerso con chiarezza come il momento della separazione non sia solo una questione legale, ma un passaggio in cui è facile sentirsi disorientati, confusi e spesso soli nel prendere decisioni importanti.
Per questo ho deciso di farle alcune domande che nessuno ha chiesto, con l’obiettivo di aiutare chi, tra le lettrici di Madonnager, sta valutando questa opzione a orientarsi meglio in un momento così delicato.
Quando inizia davvero una separazione?
“La separazione non inizia quando ci si lascia, ma quando si smette di immaginarsi insieme.
Nella mia esperienza professionale, la separazione di una coppia non inizia con un atto formale, ma molto prima, in modo spesso silenzioso. Comincia quando i membri della coppia smettono di pensare al progetto familiare come a un progetto condiviso e iniziano, invece, a immaginare la propria vita senza l’altro.
Quando le persone arrivano nel mio studio, mi trovo spesso ad ascoltare storie in cui la comunicazione si è progressivamente interrotta e l’intimità è assente da tempo. Si tratta di coppie travolte dal ritmo incalzante degli impegni familiari e quotidiani, che finiscono per allontanarsi senza quasi accorgersene.
Per questo, più che un momento preciso, la separazione è un processo: accade lentamente, finché un giorno ci si accorge che quel ‘noi’ esisteva già solo al passato.”
Cosa blocca di più le persone?
“Più che le difficoltà pratiche, sono le emozioni a trattenere le persone.
Ciò che blocca maggiormente chi inizia a pensare alla separazione è, innanzitutto, la paura. Una paura trasversale, che riguarda uomini e donne: il timore di non farcela ad affrontare non solo la separazione in sé, ma anche tutto ciò che viene dopo, cioè una nuova dimensione di vita, spesso sconosciuta.
Accanto alla paura, emerge con forza il senso di colpa, in particolare nei confronti dei figli, soprattutto quando sono molto piccoli. Molti genitori temono di destabilizzarli o di compromettere il loro equilibrio, e questo li porta a rimandare decisioni che, in alcuni casi, sono già maturate interiormente da tempo.
Per questo, spesso, non è la mancanza di consapevolezza a trattenere le persone, ma il peso emotivo delle conseguenze: si sa già cosa si dovrebbe fare, ma non ci si sente ancora pronti ad affrontarlo.”
Qual è l’errore più comune?
“L’errore più grande è smettere di parlarsi troppo presto.
In molte situazioni, la coppia interrompe completamente il dialogo e delega ogni comunicazione ai propri legali. Gli avvocati sono fondamentali per assistere e tutelare le parti, ma non possono sostituirsi al confronto diretto tra le persone.
Il rischio, infatti, è quello di arrivare a un accordo di separazione formalmente corretto, ma lontano dalle reali esigenze di una famiglia che sta cambiando forma.
Perché un buon accordo non è solo quello che chiude una separazione, ma quello che permette alla nuova organizzazione familiare di funzionare davvero nel tempo.”
Come si capisce cosa è davvero importante?
“Capire cosa è davvero importante significa spostare l’attenzione dalle reazioni emotive alle scelte che saranno sostenibili nel lungo periodo.
Nelle fasi iniziali di una separazione, emozioni come rabbia e paura tendono a occupare tutto lo spazio, rendendo difficile vedere con chiarezza. Il mio ruolo, come avvocato, è anche quello di aiutare le persone a rallentare questo processo e a riportare l’attenzione su ciò che conta davvero.
Questo significa spostare il focus dalle posizioni, spesso rigide e dettate dall’emotività, agli interessi concreti: il benessere dei figli, la sostenibilità degli accordi nel tempo, la possibilità per entrambi di costruire un nuovo equilibrio.
Quando si riesce a fare questo passaggio non si decide più “contro” l’altro, ma in funzione di ciò che sarà davvero vivibile nella quotidianità.
Perché ciò che conta davvero non è vincere nella separazione, ma costruire condizioni di vita che possano reggere anche dopo.”
Quando ci sono figli, cosa cambia?
“Quando ci sono figli, la separazione smette di essere solo una fine e diventa una responsabilità.
Una separazione tra persone senza figli, per quanto dolorosa, resta una questione tra adulti e si concentra spesso su aspetti di natura patrimoniale. Quando invece ci sono figli, soprattutto se molto piccoli, ogni decisione ha un impatto diretto sulla loro vita quotidiana e sul loro equilibrio.
In questi casi è fondamentale cambiare prospettiva: non si tratta più solo di trovare un punto di equilibrio tra le parti, ma di costruire un assetto che metta al centro il benessere dei figli.
Perché una coppia può anche finire, ma il ruolo di genitori resta.”
È possibile separarsi senza distruggere tutto?
“Separarsi senza distruggere tutto non solo è possibile, ma dovrebbe essere l’obiettivo.
È normale che le persone, quando si rivolgono a me, siano arrabbiate, deluse, spaventate e profondamente disorientate. Sono emozioni inevitabili, che fanno parte di un passaggio complesso.
Proprio per questo è importante darsi il tempo di accettare ciò che sta accadendo e non avere fretta di trasformare un momento emotivo in decisioni definitive.
Separarsi non significa fallire, ma prendere atto che un progetto di coppia non è più sostenibile nella forma in cui era stato immaginato.
Non è la separazione a distruggere tutto, ma il modo in cui la si affronta.”
Da dove si riparte?
“Sentirsi persi non vuol dire perdersi davvero.
A una donna che oggi si sente disorientata direi, prima di tutto, che è una condizione più comune di quanto sembri. Sentirsi persi, in questa fase, è normale: conosciamo bene la situazione da cui stiamo andando via, ma non abbiamo ancora chiaro in che modo la nuova vita prenderà forma.
Il primo passo non è decidere tutto, ma fermarsi e darsi tempo per capire. È importante anche non affrontare tutto da sole.
E, soprattutto, direi questo: non serve essere già forti per iniziare. La forza arriva strada facendo.”
Parlando con Donatella ho capito che, più della decisione in sé, è il modo in cui si attraversa questo passaggio a fare la differenza.
Ed è proprio questo che abbiamo cercato di mettere a fuoco anche nel lavoro fatto insieme: dare forma e parole a un approccio che tiene insieme competenza giuridica e dimensione umana, senza ridurre tutto a uno scontro.
La separazione resta un momento complesso, ma può essere affrontata in modo diverso.
Può essere un passaggio.
Un momento in cui si rimettono in ordine le cose, anche quando fa paura.
E, se affrontato con consapevolezza, può diventare l’inizio di un equilibrio nuovo.
Non si tratta solo di decidere se restare o andare via, ma di riuscire a non perdersi mentre lo si fa.
Ed è anche per questo che scegliere da chi farsi accompagnare in un passaggio così delicato, può fare davvero la differenza.
Se questo articolo può essere utile a qualcuno che sta attraversando questo momento, condividilo!
Sono Atena Manca, founder di Madonnager.it, progetto dedicato alle donne che cercano equilibrio tra lavoro, vita personale e crescita. Restiamo in contatto su Instagram @madonnager_it.
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