Assertività: l’arte di dire “No” con grazia e “Si” con consapevolezza (e senza pentirsi cinque minuti dopo)
Essere assertivi. Sembra una di quelle abilità innate dei guru zen, gente che con una sola parola è capace di sciogliere conflitti e risolvere riunioni. Ma, diciamocelo, per la maggior parte di noi, essere assertivi non è un dono naturale. Richiede pratica, qualche figuraccia, e la capacità di ripetere frasi tipo “no, grazie” senza che scappino tic nervosi all’occhio destro.
Cosa significa davvero essere assertivi? In pratica, è come camminare su una linea sottilissima tra il fare da zerbino e il trasformarsi in una tigre da tastiera che scrive mail in stampatello maiuscolo alle 2 del mattino. È quella fine arte di farsi ascoltare senza dover alzare la voce e sembrare la vecchia matta dell’ufficio, massimizzando la propria autorevolezza e credibilità. Proseguiamo con qualche esempio pratico, condito con un po’ di esperienza personale.
Assertività in azione: esempi di risposte assertive vs. aggressive e deboli
Assertività: l’arte di dire “No” con grazia e “Si” con consapevolezza. Ma non solo!
Ecco alcune situazioni comuni, ho provato a immaginarmi 3 modi diversi di affrontarle.
1. Quando sei già sommersa di impegni e ti chiedono di fare altro
- Risposta debole: “Va bene, ci provo, anche se ho già molte cose da fare.”
- Risultato: Mostri poca sicurezza e rischi di sovraccaricarti.
- Risposta aggressiva: “Non posso, e poi non è neanche il mio lavoro!”
- Risultato: Suona scontroso e crea tensione.
- Risposta assertiva: “Mi piacerebbe aiutarti, ma ho già un carico importante. Possiamo trovare un altro modo per gestire questa attività insieme?”
- Risultato: Un “no” che è in realtà un sì al rispetto reciproco
2. Quando vieni interrotta durante una riunione o un discorso
- Risposta debole: sospiri e lasci perdere.
- Risultato: Sembra che la tua opinione non sia importante.
- Risposta aggressiva: “Sto parlando! Aspetta il tuo turno!”
- Risultato: Può mettere a disagio e sembrare ostile.
- Risposta assertiva: “Un attimo, vorrei concludere il mio pensiero e poi ti ascolto volentieri.”
- Risultato: Nessun danno e conserviamo anche il rispetto generale. Puntiamo sempre alla pace interiore.
3. Quando un collega si prende il merito del tuo lavoro (e tu trattieni un vaff. ehm urlo)
- Risposta debole: “Eh, sì, in effetti ci ho lavorato anch’io…” (pronunciato in un sussurro imbarazzato).
- Risultato: Nessuno capisce il tuo contributo, e tu resti con un misto di rabbia e sconforto.
- Risposta aggressiva: “Scusa, ma questo lavoro è praticamente tutto mio!” (con tono da difensore dei diritti d’autore).
- Risultato: Si instaura una certa tensione che, una volta esplosa, rischia di andare avanti a lungo.
- Risposta assertiva: “Sono felice che il progetto stia andando bene! Ho messo tanto impegno su questo aspetto in particolare, quindi mi fa piacere vedere che è stato apprezzato.”
- Risultato: Nessuna dichiarazione di guerra, solo il giusto merito dato alle tue ore di impegno – e nessun dramma da gestire dopo.
4. Quando ricevi una critica ingiusta
- Risposta debole: “Sì, forse hai ragione… scusami.”
- Risultato: Mostri insicurezza, anche se sai che la critica non è giusta.
- Risposta aggressiva: “Tu non hai idea di cosa stai parlando!”
- Risultato: Può portare a conflitti e rovinare il clima.
- Risposta assertiva: “Capisco il tuo punto, ma vedo la situazione in modo diverso. Ti spiego il mio ragionamento così possiamo chiarirci.”
- Risultato: Mostri apertura e sicurezza, offrendo spazio per il dialogo.
5. Quando qualcuno ti chiede un favore all’ultimo minuto (e tu avresti voluto una serata tranquilla)
- Risposta debole: “Va bene, arrivo… anche se ero già in pigiama.”
- Risultato: Perdi la serata tranquilla e ti ritrovi pure a pensare: “Ma perché non riesco mai a dire di no?”
- Risposta aggressiva: “Non ci penso nemmeno! Fai sempre così!”
- Risultato: Il favore non te lo chiede più, ma sei passata per insensibile e poco disponibile.
- Risposta assertiva: “Vorrei aiutarti, ma avevo già organizzato una serata tranquilla. Se posso, domani ci sarò sicuramente.”
- Risultato: Mantieni la tua serata, l’amico o il parente non si offende e, chissà, magari ti lascia persino libero il weekend dopo.
Essere assertivi non è un dono naturale. Non ti svegli una mattina con il superpotere dell’assertività, è più una di quelle scelte che fai giorno dopo giorno, inciampando a volte ma, tutto sommato… chi ci guarda? Imparare a dire quello che pensiamo senza calpestare né essere calpestati è una delle abilità più liberatorie che possiamo acquisire.
E adesso tocca a te: quando pensi al prossimo “no” o “si”, valuta bene. Rispettare te stessa e gli altri ti regalerà pace, equilibrio e, se tutto va bene, anche qualche bella sorpresa.
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