100.000 passi in Normandia. Viaggio in auto con bambini.

100.000 passi in Normandia. Viaggio in auto con bambini.

100.000 passi in Normandia. Viaggio in auto con bambini. Queste due affermazioni sembrano contraddirsi invece no: con l’auto ci siamo spostati dall’Italia al nord della Francia. E tra le varie tappe. Ma poi sono stati i piedi a fare la differenza. Parto quindi segnalando che questo giro non è per i deboli di cuore e di polpacci. Se volete farlo con i bambini godendovelo davvero, devono essere abituati a trottare.

Ma poi…quanta soddisfazione! L’anno scorso avevamo viaggiato nel Sud della Francia. Quest’anno con gli inseparabili compagni Lello, Sara e loro figlio (quindi 4 adulti contro 3 bambini) abbiamo affrontato uno dei viaggi più belli da fare in famiglia.

Dopo aver passato il San Bernardo e mangiato in Svizzera abbiamo iniziato il nostro Tour da Digione-oltre-alla-mostarda-c’è-di-più. Bellissima! Iniziano a vedersi le case a graticcio (à colombage, in francese), ma quelle della Borgogna sono leggermente diverse da quelle del Nord. Ne parleremo dopo.

Digione

Digione è una di quelle città francesi che ti sorprendono due volte: la prima per la sua eleganza da capitale storica della Borgogna, la seconda per i dettagli curiosi che scopri passeggiando senza fretta. Famosa in tutto il mondo per la senape, in realtà offre appunto molto di più: palazzi rinascimentali e gotici, piazzette vivaci, stradine lastricate che ti portano dal maestoso Palazzo dei Duchi fino alle botteghe che sembrano uscite da un’altra epoca. Qui si sente ancora l’eco della ricchezza del ducato, un tempo tra i più potenti d’Europa, e ogni facciata ha una storia da raccontare.

Il centro storico è un concentrato di arte e buon vivere: puoi passare dalla Place de la Libération disegnata da Jules Hardouin-Mansart, architetto di Versailles, alla Rue Verrerie con le sue case medievali, fino a scoprire il famoso “Percorso della civetta” (Parcours de la Chouette), un itinerario segnato a terra da piccole targhe in ottone a forma di civetta che ti guida tra monumenti, cortili nascosti e angoli pittoreschi. L’Église Notre-Dame de Dijon, una chiesa gotica del XIII secolo famosa anche per la sua facciata con le tre file di gargouille, ha l’unica civetta scolpita nella pietra. E’ sul lato, e va accarezzata con la mano sinistra, se vuoi che ti porti fortuna!

Qui abbiamo cenato in un bouchon (le tipiche trattorie), mio figlio ha voluto come l’anno scorso mangiare le lumache (aiuto). E poi ci siamo goduti la città anche by night.

Versailles

Prima di arrivare a Rouen, nostra prima tappa normanna (punto base per 3 notti), abbiamo deciso di visitare Versailles. Quando andremo a Parigi con loro, staremo di sicuro in città. La reggia è un pò fuori mano, quindi abbiamo pensato fosse perfetta da visitare auto-muniti. I giardini sono magnifici. Abbiamo preso l’ingresso per le fontane con i giochi d’acqua e la musica, evento tipico dei week end estivi. Abbiamo passato quasi due ore a passeggiare all’esterno, prima di vedere le sale.

L’interno, benchè enorme, si visita abbastanza velocemente, sono soprattutto le camere dei reali e delle loro figlie a destare il maggior fascino.

Il Palazzo di Versailles, oggi simbolo del lusso e della monarchia assoluta francese, non nasce come reggia. Era in origine un modesto padiglione di caccia di Luigi XIII, trasformato poi in un’opera colossale da suo figlio Luigi XIV, il Re Sole. Per rendere Versailles il centro del potere, Luigi XIV obbligò la nobiltà a risiedere lì per parte dell’anno: un modo elegante (e scenografico) per tenerla sotto controllo.

I giardini sono un capolavoro di André Le Nôtre, progettati secondo i canoni geometrici del giardino alla francese: oltre 800 ettari, fontane che funzionavano già nel XVII secolo con un ingegnoso sistema idraulico, e viali prospettici che sembrano non finire mai. Ci perdonino i francesi se asseriamo però che il Vanvitelli, con la Reggia di Caserta, ha creato qualcosa di ancora più spettacolare e armonioso.

Versailles è anche teatro di momenti cruciali della storia: qui nel 1919 fu firmato il Trattato di Versailles, che mise fine alla Prima Guerra Mondiale.

Rouen

Questa la crew del gruppo vacanze Normandia. La foto (esistente in 12 versioni, 12!) è stata commissionata ad un distratto giovane avventore, che è riuscito a tagliare la R in tutte le varianti.

La vita è così, perfetta nelle sue imperfezioni.

Rouen è una città che ti accoglie con il fascino di un set cinematografico medievale: stradine acciottolate, facciate a graticcio colorate e l’imponente cattedrale di Notre-Dame, resa immortale dai quadri di Monet (che l’ha dipinta 30 volte, per studiare i giochi di luce nelle varie fasi della giornata. Io ho provato con le foto). Passeggiando, si respira un mix di storia e poesia: qui Giovanna d’Arco fu processata e arsa viva (abbiamo riascoltato l’episodio della sua storia del podcast di Barbero). La piazza del Vecchio Mercato conserva la memoria di quel momento insieme a un’architettura moderna che dialoga con le case antiche. Rouen è una città che vive di contrasti, capace di farti passare da un’atmosfera gotica a scorci vivacissimi pieni di caffè e botteghe.

Le case a graticcio non si limitano a farti pensare al Medioevo: sembrano uscite da una fiaba un po’ storta. Letteralmente. Molte sono sbilenche, inclinate come se avessero deciso di sfidare le leggi della fisica, eppure sono lì da secoli, testimoni silenziose di guerre, incendi e piogge battenti. Viene quasi da chiedersi come abbiano fatto a resistere così a lungo senza bruciare o crollare. Il segreto sta nella robusta struttura in quercia e nei pannelli riempiti di materiali leggeri come argilla e paglia, che isolavano ma non appesantivano. Un’architettura pensata per durare e, a giudicare da quello che si vede oggi, decisamente riuscita.

Qui abbiamo mangiato sia specialità di pesce (comprese le prime ostriche), che degustato formaggi tipici della regione, accompagnati da sidro, bevanda alcolica più leggera del vino a base di mele fermentate.

Non ho resistito al fascino delle storie che hanno già vissuto. Nei negozietti del centro ho trovato un’edizione un po’ consumata di Madame Bovary (ambientato in parte qui, non lo ricordavo) con le pagine ingiallite che sanno di letture passate, e un abito vintage che sembra custodire i ricordi di serate lontane. Libri usati e vestiti di seconda mano: due modi diversi di indossare il tempo, uno tra le mani e l’altro sulla pelle. Adoro lo stile francese, l’ho mai detto? Ah si, anche qui.

Giverny – Vernon – Castello di Gaillard

Una giornata è stata dedicata a questa triade di visite. Giverny era la casa dove ha vissuto tanti anni Monet, con il famoso laghetto con ninfee che ha riprodotto in molti suoi quadri. Negli ultimi anni non ci vedeva praticamente più, quindi molte delle sue opere mischiano vista (poca), memoria, immaginazione ed emozioni. Sembra anticipare l’espressionismo astratto. Che meraviglia, conviene prenotare i biglietti e recarsi presto sul sito. C’è molta ressa ma il giardino botanico e gli esterni della casa valgono davvero la visita. Ora che il luogo è comparso anche nella quarta stagione dei Emily in Paris (ci va Camille a schiarirsi le idee, dopo aver annullato il matrimonio con Gabriel) prevedo un ulteriore aumento dei turisti…

A Vernon, davvero lì vicino, abbiamo potuto vedere solo dall’esterno uno dei mulini medievali.

Costruito in legno su robusti pilastri di pietra, occupa ciò che resta di un antico ponte medievale sulla Senna. Le sue pale non girano più, ma la struttura conserva il fascino di un tempo in cui il fiume era fonte di energia e vita. Fotografato da ogni angolazione, sembra galleggiare sull’acqua, con alle spalle le case pittoresche di Vernon e, nei giorni limpidi, il cielo che si riflette come un quadro. È uno di quei luoghi che non si attraversano soltanto: ci si ferma, si osserva, e ci si immagina la vita di chi lo abitava, scandita dal ritmo lento e costante della corrente.

Restando sempre abbastanza in zona è possibile visitare le Château Gaillard, la spettacolare fortezza fatta costruire da Riccardo Cuor di Leone alla fine del XII secolo per proteggere la Normandia dalle mire di Filippo II di Francia.

Si trova su uno sperone roccioso sopra la Senna, vicino a Les Andelys, e anche se oggi è in rovina, conserva un fascino incredibile: mura possenti, torri circolari e un panorama mozzafiato sul fiume e sulla valle. Nonostante la sua fama di inespugnabile, fu conquistato appena pochi anni dopo la sua costruzione.

Etrétan – Honfleur -Deauville

Il nostro incontro con il mare della Normandia è iniziato davanti alle falesie di Étretat, imponenti pareti di gesso bianco modellate dal vento e dalle onde in archi e pinnacoli scolpiti dalla natura. Qui Monet dipinse alcune delle sue tele più celebri, attratto ancora una volta dalle sfumature mutevoli della luce. Percorrendo i sentieri panoramici, ogni curva regala una prospettiva nuova: il mare che si infrange contro la roccia, la scogliera che sembra tuffarsi nell’oceano, il cielo che cambia colore a ogni respiro. Per godere di questa vista- se non si vuole andare a piedi – si può prendere il trenino turistico che porta in alto e passa a riprendere 40 min dopo.

Honfleur

Lasciate le falesie, ci siamo diretti a Honfleur, un borgo che sembra nato per essere fotografato (o dipinto, ai tempi degli impressionisti, che anche qui hanno tratto molta ispirazione). Il porto vecchio, circondato da case a graticcio e palazzi stretti e alti, riflette nell’acqua il fascino di un tempo sospeso. Passeggiare tra i vicoli e i mercatini, con il profumo del mare e delle cozze alla marinara (rigorosamente con patatine fritte, come usa in Francia) nell’aria, è come sfogliare delle cartoline che prendono vita.


Trouville e Deauville – Due anime della stessa spiaggia

Prima di arrivare a Deauville, ci siamo fermati a Trouville-sur-Mer, più autentica e verace, con il mercato del pesce e il lungomare animato da famiglie e pescatori. Poi, attraversando un ponte, si entra a Deauville, elegante e cinematografica, con le sue cabine in legno intitolate alle star di Hollywood, la lunga spiaggia dorata e l’atmosfera da set. Due anime diverse, separate solo da pochi passi di sabbia. Meta di villeggiatura tipica dei Parigini chic. In serata siamo giunti a Caen, tappa delle due successive notti.

I luoghi dello sbarco

Il vento che arriva dall’oceano qui ha un suono diverso: sembra portare con sé le voci di chi, dal 6 giugno 1944, non è più tornato a casa. Visitare le spiagge dello Sbarco in Normandia non è solo un itinerario turistico: è un viaggio nella memoria collettiva.

Il cimitero americano di Colleville-sur-Mer colpisce per il silenzio quasi assoluto, interrotto solo dal fruscio delle bandiere e dal passo dei visitatori. File ordinate di croci bianche, perfettamente allineate, disegnano un paesaggio di ordine e solennità, affacciato sul mare che fu teatro di una delle pagine più decisive della Seconda guerra mondiale.

Al museo di Arromanches, pannelli, filmati e reperti originali raccontano l’operazione Overlord e la costruzione del porto artificiale, una vera impresa di ingegneria bellica. Guardando le immagini in bianco e nero, sembra quasi impossibile che queste spiagge oggi così tranquille siano state lo scenario di tanta sofferenza e coraggio.

È un luogo che lascia addosso un senso di gratitudine e rispetto, e che ricorda quanto sia fragile la pace quando la si dà per scontata. Una bella lezione di storia e vita anche per i bambini.

100.000 passi in Normandia. Viaggio in auto con bambini. L’itinerario è proseguito con due tappe iconiche della Normandia, dopo aver lasciato Caen di cui non parlerò molto, città terribilmente bombardata durante la guerra. Interessante il castello, la chiesa e lascio qui, a imperitura memoria, un ricordo della bella serata di relax sul porticciolo. Si, ci siamo anche seduti, a volte.

Mont Saint Michel e Saint Malò

Il Mont Saint-Michel appare all’orizzonte come un miraggio: una rocca medievale che si innalza tra sabbia e acqua, a seconda del ritmo delle maree. Passeggiare per le sue stradine strette, tra case in pietra e botteghe, è come entrare in un racconto antico, mentre dall’alto dell’abbazia lo sguardo si perde su un paesaggio che cambia di ora in ora. Vale il viaggio ma è molto turistica, conviene arrivare presto, parcheggiare e raggiungere con la navetta il sito, in una ventina di minuti. Qui i bambini hanno fantasticato tutto il tempo sulle successive avventure di D&D. Devo dire che in generale il viaggio offre diversi stimoli e paesaggi suggestivi. Perfetti per ambientare storie magiche, con un pizzico di fantasia e creatività.

Poco più a ovest, Saint-Malo che fa già parte della Bretagna, racconta un’altra storia: quella di corsari, esploratori e avventure sull’Atlantico. La città fortificata, con le sue mura percorribili a piedi, regala scorci di mare aperto e vicoli pieni di fascino. Arrivando qui, la pausa pranzo è stata tutta un’altra esperienza: ostriche freschissime comprate direttamente dai produttori, aperte e gustate sul posto, praticamente a chilometro zero, con il sale del mare ancora sulle labbra. Prezzi incredibilmente convenienti, ovviamente. Pur avendone prese 36!!!

Le maree del Mont Saint-Michel sono famose in tutto il mondo per la loro ampiezza: l’acqua può alzarsi e abbassarsi di oltre 15 metri, trasformando in poche ore l’isola in una penisola e viceversa. È un fenomeno dovuto alla forma a imbuto della baia, che amplifica l’effetto del flusso e riflusso del mare.

Lo stesso spettacolo si ritrova a Saint-Malo, dove il mare si ritira tanto da lasciare camminare fino a isolotti e fortini, per poi tornare a sommergerli nel giro di poche ore. Qui, come al Mont, i ritmi della vita sono scanditi dalla marea: un continuo alternarsi di acqua e sabbia che cambia il volto della costa più volte al giorno, rendendo ogni passeggiata sul lungomare un’esperienza sempre diversa. Controllare gli orari per evitare brutte sorprese!

Siamo giunti a Rennes in serata, capitale della Bretagna dove abbiamo trascorso solo qualche ora. Se capitate di sabato come è successo a noi, d’obbligo fare la spesa nel mercato della città, dove comprare formaggi, terrine, marmellate e altre prelibatezze locali. Noi l’abbiamo fatto la mattina prima di ripartire. Il nostro viaggio si è concluso come all’andata con tappa in Borgogna. Dormendo nelle botti (con aria condizionata!), degustando vini locali e brindando alla fine di questa indimenticabile vacanza: 100.000 passi in Normandia. Viaggio in auto con bambini. E con grandi amici.

Consigli non richiesti. Quelli che meritano davvero. Prenota prima, per sicurezza.

  • Cena alla Pechèrie – Rouen. Menù di pesce, incluse ostriche. Servizio molto cortese e prezzi accessibili.
  • Pranzo al Bistrot de 2 mains – Honfleur. Fois Gras e Salmone di produzione locale, Moules frites (cozze alla marinara e patatine) ottime.
  • Ostriche appena pescate Degustation Tonneau – Pranzo andando a Saint Malò da Mont Saint Michel.
  • Galettes Bretonnes (le crêpe salate con farina di grano saraceno) a Rennes, Creperie La Rozell.

Fammi sapere se hai tratto ispirazione dal nostro itinerario o se vuoi aggiungere qualcosa di imperdibile per chi verrà in questi luoghi! Ti aspetto sulla mia pagina Instagram.

Qui la Camargue se sei più tipo da cavalli, fenicotteri e zanzare.

Sono Atena, Madonnager (mamma-donna-manager) e dispenso consigli che nessuno ha chiesto per conciliare la multipersonalità!

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