Come conciliare al meglio lavoro e vita privata: 8 consigli

Come conciliare al meglio lavoro e vita privata: 8 consigli

Come conciliare al meglio lavoro e vita privata: chi scopre la ricetta magica vince un milione di dollari.

Ormai il concetto di work-life balance è in realtà superato, oggi si parla di work- life blur, ossia commistione continua tra i due ambiti, con confini sempre più labili.

Puoi chiamare il pediatra mentre sei in ufficio, puoi avere un’intuizione per il tuo lavoro mentre stai giocando con tuo figlio al parchetto di domenica (mi è successo). Le probabilità di finire al manicomio sono sempre più alte ma qualche regola di buon senso possiamo darcela. E tutto passa dal badare ai risultati e non alle ore allocate alle varie attività. Efficienza, velocità e concentrazione. Auguri!!!

Nell’attesa che qualcuno proponga il vaccino contro il logorio della vita moderna, ecco alcuni trucchi della sottoscritta, ribattezzati “Operazione sopravvivere”. Vi aspetto sul mio profilo instagram per la condivisione reciproca di altre chicche!

  1. Compagno e padre operativi al 50% (è al punto uno perché questo fa la VERA differenza)

Ho già scritto un articolo su come dividersi i compiti in casa, se l’avete già letto (è quello più apprezzato ad oggi sul blog, a riprova che il tema è caldo) saltate al punto due, anche se un ripasso non fa mai male. Signore e signori, mettetevi il cuore in pace. I tempi sono cambiati. Non fatevi abbindolare e non ancoratevi alla tradizione, a quello che la società vorrebbe (voleva) da una brava donna di casa.

Se lavoriamo quanto gli uomini e contribuiamo quanto gli uomini al benessere della famiglia, gettiamo il cuore oltre l’ostacolo e pretendiamo la tanto agognata parità anche tra le mura domestiche. Questa cosa, talmente ovvia da non esserlo, è stata recepita con grande partecipazione da parte dell’ING. Cucina, gestisce i bambini benissimo e fa un sacco di attività in casa, oltre a quelle che prevedono cassetta degli attrezzi e pistole al silicone (quando gira armato meglio non intervenire).

Attenzione: non è solo fortuna (“Il caso colpisce chi si prepara”. B. Pascal). Parlo per me, ma questo era esattamente il tipo di uomo che volevo accanto, non fosse stato lui l’avrei cercato con le stesse caratteristiche. Perché l’amore non può essere solo cieco, un paio di lenti meglio mettersele prima della scelta del compagno della vita. In ogni caso non è mai troppo tardi! Certe cose ce le si deve dire, la divisione in casa va negoziata, se non avviene con spontaneità. Meglio non crogiolarsi nel “tanto lui non è capace”, “poverino non ci arriva”, “faccio prima a farlo io”. Tutto ok, se poi non ci lamentiamo.

E poi, che poca fiducia nei nostri amati uomini! Non stiamo parlando di laurearsi in astrofisica. Svuotare la lavastoviglie, passare un aspirapolvere ma anche accompagnare un bambino a fare il vaccino sono attività che richiedono una sola skill: la buona volontà. E per fortuna tanti uomini ce l’hanno.

Il compagno della vita (delle Madonnager almeno) deve essere il nostro alleato quotidiano. Abbiamo già troppe sfide, ci meritiamo un partner che ci aiuti ad andare avanti e che non sia un’ulteriore fonte di stress e sterzate continue. Il mio co-pilota non si avvicina ad asse da stiro e bucato, ma la perfezione non è di questo mondo. D’altronde mi avvicino poco anche io, per via del punto 2.

2. Aiuto in casa (baby sitter e/o collaboratrice)

Dietro a un grande uomo c’è sempre una donna. E dietro alla donna, una grande colf.

Battuta celebre che però un senso di verità ce l’ha. So che è un grande lusso e che non tutti se lo possono permettere. Non voglio fare la figura di Maria Antonietta che risponde “date loro la brioche” a chi pretende il pane. Le politiche di welfare e i prezzi dei nidi sono ancora spesso inaccettabili e bisognerebbe lottare per avere degli aiuti maggiori in questi ambiti, da parte dello Stato e delle Aziende.

Nel frattempo, se appena appena ce lo si può permettere, anche solo qualche ora alla settimana e anche a costo di andare a pari tra entrate e uscite per i primi anni dei bambini… investire in una collaboratrice per me è davvero un’ottima decisione. Tenere un buon lavoro con ulteriori prospettive di crescita, nell’ottica di una vita lavorativa che supera i 35 anni… è una scelta saggia. D’altronde se si lavora full time e i nonni non sono disponibili per i più svariati motivi, non ci sono molte altre soluzioni.

3. Pianificazione folle

Questo è un altro must di come conciliare al meglio lavoro e vita privata. Anche se per natura non siamo portate all’organizzazione… occorre perfezionare questa capacità. Come molti, vivo di agenda incastrata al minuto, di to do list e di note sul cellulare. Sia nel lavoro che nella vita privata.

Il calendario è condiviso con l’ING: è possibile farlo con alcune app. Quello di Google permette di inserire eventi contrassegnandoli come “FAMILY” e automaticamente ce li ritroviamo entrambi. Anche la nostra lista della spesa è condivisa, così possiamo inserire quello che viene in mente quando ci viene in mente (GOOGLE SHOPPING LIST) ed ognuno ha sempre la situazione aggiornata.

Poi, perché usare gli strumenti di lavoro e il pacchetto Office solo in ufficio? Ci sono state un paio di estati con divisione dei bambini tra le due nonne, i campus dell’asilo e la presenza della baby sitter che hanno richiesto la compilazione di un file Excel complicatissimo, per tenere sotto controllo quale figlio era con chi e quando.

Torna utile anche per la preparazione delle valigie in caso di viaggi con tutto il carrozone da portarsi dietro. La valigia si fa nel momento della pianificazione, con una bella lista su Excel, poi stacchi il cervello e inserisci tutto con “peace of mind”. Ho un file pre impostato con cose da portare per ogni componente della famiglia, riciclabile come punto di partenza per ogni viaggio, aggiungendo o eliminando a seconda della meta.

Ho poi imparato ad essere molto disciplinata, sia nella routine dei miei figli che nella mia. Tranne periodi particolari, scadenze strette o emergenze, sono abbastanza costante negli orari di lavoro. Se loro sono a letto alle 21-21.30 c’è tempo per leggere, per scrivere il blog, per guardare una serie, fare sport. Alloco una sera a ciascuna attività, così riesco a fare un pò di tutto. Quando sono in smart working a volte faccio cyclette la mattina, mentre i bimbi dormono ancora o fanno colazione. Durante quel tempo ascolto un podcast o qualche corso di Linked In su internet. Alcune cose si possono ottimizzare!

Ci si perde comunque dei pezzi, a volte si fanno terribili cazzate (sorry, “idiozie” era un understatement), ma potrebbe andare ben peggio, quindi accettiamo i momenti di défaillance perché comunque siamo umani, non dei robot.

4.Darsi degli obiettivi

Un modo per facilitare la pianificazione è darsi degli obiettivi. Ad ogni manager il concetto di KPI (Key Performance Indicator) è molto familiare. Devono essere sfidanti ma raggiungibili, meglio se quantitativi per il semplice fatto che… si possono misurare. E allora a volte, per riuscire a fare tutto quello che ci piacere fare, basta avere in mente un elenco di attività e delle scadenze.

Ad esempio? Fare almeno 30 min. alla settimana di aggiornamento per lavoro (on line ci sono tantissimi corsi, articoli, stimoli), leggere almeno un libro al mese, uscire con il proprio partner ogni tre settimane, fare un week end via con la propria famiglia ogni sei mesi, correre due mattine alla settimana. Insomma, se si prova a darsi degli obiettivi è decisamente più facile tenere la rotta, vincendo a volte anche la pigrizia.

5.Fare in modo, più che si può, che sia TUTTO INTORNO A NOI

Questo non è un obiettivo semplice da raggiungere, ma alcune scelte di compromesso si possono e si devono fare. Io le ho fatte e le farò, non sempre a cuor leggero. Non lavoro più a un’ora da casa. Sono durata per un periodo ma non era per me più sostenibile, ho cambiato lavoro e nella valutazione dei pro e dei contro la vicinanza a casa ha avuto un peso ponderato alto. Avere più tempo sia per lavorare, sia per la famiglia, riduce di molto lo stress.

In alternativa si possono scegliere aziende che hanno delle politiche di welfare e smart working interessanti: avere dei figli NON è e non deve essere un handicap, le aziende che l’hanno capito e hanno iniziato a investire in soluzioni per la conciliazione hanno dipendenti più efficienti, soddisfatti ed un maggior tasso di retention. La mia azienda ad esempio ci sta ragionando e ha chiesto un contributo a noi lavoratori per sviluppare un progetto di co-creazione del “nostro” smart working ideale (al di là di questa situazione contingente). L’abbiamo trovata un’iniziativa davvero entusiasmante.

 Ma non c’è solo il lavoro. La scuola dei bambini, le loro attività extra, persino la palestra! La nostra estetista e il parrucchiere. Scegliere di fare una vita di quartiere di sicuro agevola la logistica e l’efficienza. Ci sarebbero alternative migliori in altre parti della città? Di sicuro, ma come dicevamo prima… qualche compromesso va trovato.

Inserirei in questo punto anche l’utilizzo matto e disperatissimo dell’e-commerce. Su Amazon Prime Now ed Esselunga On Line resta il carrello delle ultime spese in memoria, non serve neanche ripartire da zero ogni volta, almeno per gli articoli che si tende a ricomprare. La tecnologia fa risparmiare davvero tanto tempo e rende “intorno a noi”, anche se digitalmente, qualsiasi negozio.

6. Speciale donne: fare scelte smart per esaltare la nostra femminilità

Come conciliare al meglio lavoro e vita privata passa anche dal nostro essere donne. Possiamo prendere delle decisioni che ci permettono di allocare meno tempo al self care senza trascurarlo del tutto. Esempi? Manicure con lo smalto semi permanente “nude“: campi con le mani a posto ed eleganti per quasi 3 settimane. Questa è la scelta che faccio più spesso, nei mesi estivi oso con il rosso corallo che adoro, ma dopo dieci giorni mi pento. Si anche a trucchi veloci e a lunga durata, come i fondotinta long-lasting (ho decantato le lodi del mio preferito in questo post) o set facili e immediati da applicare (Trinny London santa subito). Non avete tempo neanche per questi? Un giro di rossetto rosso shocking e tutti si concentreranno su quello, trascurando le occhiaie da panda e le patacche sul maglione.

Se siete bionde e senza troppi capelli bianchi come me, prediligete i colpi di sole alla tinta: si può girare con la ricrescita per più tempo sembrando pure glamour visto che il nero che svetta dalla radice va ancora di moda se abbinato ai colpi. Se abbinato alla tinta no, dà senso immediato di trascuratezza.

7. Responsabilizzare i nostri figli

I figli delle Madonnager devono disciularsi* il più possibile e il prima possibile. Praticate la respirazione yogica quando i vostri bambini imparano a vestirsi da soli. Morsicatevi la lingua, accettate di arrivare un po’ in ritardo ma evitate di sostituirvi a loro. A parte che dare ai bambini l’opportunità di fare da soli è il mantra di tutti i migliori pedagogisti e persino la Montessori sarebbe fiera di noi… ma la verità è che possiamo avere un miglioramento incredibile della routine se i nostri figli sono capaci di lavarsi denti, vestirsi e mettersi le scarpe da soli fin da piccoli.

Faccio outing: a volte proprio per dare tempo senza nervosismi di fare da soli la sera, dopo una bella doccia, li ho fatti vestire già pronti per il giorno dopo. Con risparmio di altri dieci minuti il mattino seguente (ho letto questo trucco geniale a mia volta e in alcune circostanze mi ha salvato). Non giudicatemi. Ho toccato con mano i frutti di questo lavoro quest’estate quando mio figlio si cambiava da solo, dopo la doccia al campus in piscina, mettendo il costume bagnato nell’apposito sacchettino e le ciabatte nel vano specifico della borsa. Un sogno. E la mia quattrenne? Resterà celebre la sera che si è palesata alle 20.35 con pigiamino e denti già lavati dicendo “Ragazzi sono stanca, vado a letto!”. Da approfondire questo slang da Milanese Imbruttita, in ogni caso 90 minuti di applausi.

Responsabilizzare anche nei comportamenti è importante. I miei figli durante la quarantena hanno, come tutti, avuto momenti di pestaggio reciproco e fatto parecchia confusione, ma devo riconoscere loro un grande livello di empatia, comprensione della situazione e aiuto perché ci hanno permesso di lavorare quasi sempre bene. Glielo abbiamo spiegato. Glielo abbiamo chiesto. Hanno capito e io sono fiera di loro. (Metà giornata in ogni caso erano seguiti dalla baby sitter, il che ha di sicuro aiutato).

8.Fare un lavoro che piace

Questo sembra un consiglio scontato ma… non lo è. Quante persone si trascinano insoddisfatte per anni in posti di lavoro che non le valorizzano o dove non si sentono a proprio agio?

Dovendo passare così tanto tempo lavorando, paradossalmente più del tempo che si passa con la famiglia… dobbiamo essere felici, se non per il 100% del tempo almeno per la maggior parte. Rinunciare a stare con i propri bambini è dura ma lo si fa con un cuore più leggero se siamo soddisfatte e realizzate anche nella sfera professionale. Io ho cambiato quando mia figlia minore aveva appena compiuto un anno.

Non è stata una scelta banale ma è stata una decisione giusta, perché sono approdata ad un settore diverso, mi sono trovata in un ambiente nuovo e stimolante, con colleghi preparati e simpatici che mi hanno dato una grande carica. Anche se ovviamente mi è dispiaciuto lasciare quelli precedenti, era ormai una seconda famiglia. Bisogna solo trovare il coraggio a volte, perché ce la si può fare senza problemi e anzi, le novità fanno bene alla testa e al cuore.

I miei trucchi su come conciliare al meglio lavoro e vita privata non sono poi trovate così sensazionali, sono solo accortezze di buon senso che possiamo praticare tutti. C’è ancora tanto da imparare: noi speriamo che ce la caviamo.

Voi che ne dite? Quali consigli vi sentite di condividere?

Vi aspetto sul mio profilo instagram!

*disciularsi: (a beneficio del pubblico NON milanese) italianizzazione dell’espressione dialettale Inter: pm » s, disciulas, svegliarsi, ovvero disimbranarsi in senso figurato, che a sua volta deriva dal dialetto Inter: lm » o-Inter: pm » s ciula, imbranato, impacciato

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