Donne e finanza, debole alleanza

Donne e finanza, debole alleanza

Donne e finanza, debole alleanza. Un simpatico detto che mi sono inventata io. Le cose cominciano a cambiare ma esiste ancora un bel divario tra noi e gli uomini (in media) sulle conoscenze in ambito economico e finanziario. La mia fonte? Il common sense. Più diversi articoli e ricerche lette, tra cui questa sul rapporto della popolazione femminile italiana con il denaro.

Di sicuro il fenomeno è dovuto in parte a retaggi culturali. Fino ad una/due generazioni fa molte meno donne si laureavano e lavoravano. Gestire i soldi e i risparmi della famiglia era un compito prettamente maschile. Di conseguenza anche ai figli venivano trasmessi insegnamenti diversi: i maschi incoraggiati verso professioni ad alta remunerazione, ad osare, a rischiare. Le femmine da sempre spronate a risparmiare (non io! ehm, ehm…), custodire, mettere al sicuro. Tranquille in casa.

Insomma partiamo antropologicamente svantaggiate. Poi si aggiunge il gender pay gap: con fatica si ottengono professioni di rilievo e quando succede, non siamo pagate quanto gli uomini. Mescoliamo il tutto e spruzziamo un pò di pink tax: in media le donne, a parità di prodotto, spendono di più. Confrontate il prezzo dei rasoi per uomini e rasoi per donne, shampoo per donne e per uomini, deodoranti… Il costo di alcuni giochi nella variante maschio o “rosa femmina”, solo per citare alcuni esempi. La ricetta è servita. E si chiama prendersela sempre in quel posto! (C’è un modo più forbito per passare il concetto? Abbozzo un “restiamo sempre penalizzate”?)

Dobbiamo almeno essere consapevoli di questi fenomeni e far fruttare quei pochi risparmi che riusciamo ad accumulare. Va fatto un passo oltre al Kakebo insomma. L’indipendenza economica è importante, la gente si stupisce che oggi ci siano molti più divorzi di un tempo…Certo di sicuro ci si faceva più scrupoli qualche tempo fa, per questione di immagine. Ma probabilmente i tradimenti, i soprusi e le angherie li sopportavi con maggiore rassegnazione non avendo alcun mezzo per farcela con le tue gambe. Gli stessi uomini perdonavano o ci pensavano due volte a lasciare la moglie (tra il dover pagare gli alimenti e il senso di pena…).

Oggi bisogna davvero cambiare mentalità e imparare fin da piccole l’importanza del denaro, del saperlo negoziare e amministrare. E cercare in famiglia di affrontare l’argomento con i propri figli di entrambi i sessi, nello stesso modo.

In casa abbiamo un conto per le spese in comune e poi ognuno ha il proprio. Confesso che nonostante una laurea in economia a mia volta non mi intendo molto di investimenti. Ecco perchè ho deciso di affidarmi alle mani di un mio amico che fa il consulente finanziario. Non che abbia milioni messi da parte ahimè, ma i risparmi che non sono finiti in scarpe, belletti o parrucchi li ho investiti. Mi ha anche consigliato di cominciare a crearmi una pensione integrativa. Non mi andava più di tenere i miei soldi fissi sul conto sapendo che potevano rendere di più con investimenti oculati (sono abbastanza avversa al rischio. Tipicamente femminile).

Magari molte di voi sono provette Wolf of Wall Street e il novello detto “Donne e finanza, debole alleanza” non vi si addice. Ve lo auguro. Ma se invece non ve ne intendete molto ho pensato di fargli qualche domanda a beneficio di chi è meno pratica o non ha mai valutato di investire i propri guadagni. Spero di fare cosa gradita.

  1. CIAO MATTIA, GRAZIE PER LA DISPONIBILITA’. LA FINANZA IN ITALIA SEMBRA UN TEMA POCO APPASSIONANTE PER LE DONNE, RISULTA ANCHE A TE? TRA I TUOI CLIENTI CE NE SONO MOLTE?

Ciao Atena, penso che tu abbia centrato fin da subito uno dei problemi con cui mi scontro più spesso: in Italia c’è una scarsissima educazione finanziaria in generale, soprattutto (e lo dico con un certo rammarico) tra le donne. Quasi ci fosse una sorta di chiusura mentale a confrontarsi sull’argomento. Di sicuro ha un peso un certo retaggio culturale.

Il problema è che le statistiche dicono due cose: oltre al tema dei divorzi che segnalavi, in continuo aumento, le donne vivono in media almeno 5 anni più degli uomini.

Ho conosciuto molte clienti, divorziate o vedove, che dall’oggi al domani si sono trovate a fare i conti con una realtà che per anni avevano in qualche modo ignorato, quella di amministrare i propri risparmi. Spesso senza avere le nozioni di base per conoscere i più semplici strumenti finanziari.

2. COSA CONSIGLIERESTI QUINDI AD UNA DONNA CHE VORREBBE INIZIARE A INVESTIRE I SUOI RISPARMI?

In generale, le darei gli stessi consigli che darei a un uomo: studiare quantomeno le basi dell’educazione finanziaria. Iniziare a leggere la sezione “economia” del proprio quotidiano di riferimento, valutare bene la solidità del proprio istituto finanziario.

Se pensa di non avere il tempo o la voglia di seguire questo percorso, cercare un professionista del settore che ispiri fiducia.

Collegandomi invece al discorso di prima, consiglierei anche a questa donna di iniziare a farsi coinvolgere dal proprio compagno/marito/padre in tutte le scelte di natura finanziaria. Cercando di capire con quali finalità sia stato scelto ciascuno strumento.

3. A CHI CI SI PUO’ RIVOLGERE? COME FUNZIONA, QUALI LE OPZIONI?

Quasi tutte le banche oggi hanno la propria rete di consulenti finanziari, professionisti iscritti a un albo, che vigila sul loro operato. Il consulente si affianca al cliente, analizzando le sue esigenze, le sue disponibilità finanziarie, le conoscenze degli strumenti finanziari e le sue esperienze. Per costruire un portafogli che sia il più possibile aderente alle sue necessità.

Non esiste una “guida” per valutare un consulente finanziario… per la mia personale esperienza, gli elementi da valutare sono: empatia e affidabilità della persona. Ma anche gli anni di permanenza nello stesso istituto, chiarezza e trasparenza nelle proposte.

Le opzioni sono molteplici, dal mondo del risparmio gestito a quello degli strumenti finanziari più complessi. Dipende molto dalla competenza del consulente e dal grado di esperienza del cliente.

4. QUANTO ALLOCARE?

Qui mi fai una domandona… non c’è una risposta valida a priori, ti direi “dipende”.

Dipende dalla disponibilità finanziaria, dalla percezione del contesto, dalle aspettative per il futuro, dai progetti a breve/medio periodo che ciascuno ha nel cassetto.

Personalmente, investo quasi tutto quello che non mi serve per le spese correnti, tenendomi una piccola riserva per gestire gli imprevisti, ma visti i 1.700 miliardi di euro in giacenza sui conti correnti degli italiani, so di essere una mosca bianca.

Capisco la diffidenza psicologica ad investire in questo periodo (il 2020 comunque si è chiuso con un segno positivo per i mercati finanziari), ma tenere così tanti soldi sul conto, in un periodo storico dove i conti correnti non offrono più alcun rendimento, con l’ombra di una patrimoniale che aleggia sulle nostre teste, non mi sembra una soluzione del tutto esente da rischi.

5. PERCHE’ E QUANDO VALUTARE UNA PENSIONE INTEGRATIVA?

Perché? E l’investimento che in assoluto ha il ritorno più interessante, dato dall’importante scarico fiscale offerto dallo stato per i risparmi destinati alla pensione integrativa.

Le casse di previdenza tradizionali ormai da anni sono in costante sofferenza per colpa soprattutto della demografia e della bassa crescita del PIL del nostro paese.

E infine perché quello che non spendo oggi, potrò ritrovarmelo disponibile un domani, quando magari ne avrò più bisogno che mai.

Quando? Il prima possibile! Prima si inizia ad accumulare un cuscinetto previdenziale, più a lungo i soldi “lavoreranno” per noi.

6. QUALI INVESTIMENTI CONSIDERARE IN QUESTO PERIODO STORICO?

Personalmente, sono ormai alcuni anni che considero principalmente investimenti ESG (Enviromental, Social, Governance), ovvero investimenti che offrano garanzie di sostenibilità in termini di impatti ambientali, sociali e di gestione aziendale (niente più investimenti in carbon fossile, armi, tabacco, sfruttamento del lavoro minorile, ecc…).

Oltre a farci dormire sonni più tranquilli, sapendo che i nostri risparmi non stanno finanziando mercati “poco etici”, questi settori hanno quindi spesso offerto performance superiori ad altri, attirando sempre più attenzioni da parte del mercato. Un circolo virtuoso, insomma.

Dal momento che parliamo di donne, un tema che mi sta particolarmente a cuore ultimamente è quello della “gender equality”.

Ci sono fondi che investono solo in aziende che garantiscono parità di trattamento in azienda a uomini e donne e mediamente, hanno dimostrato di sopportare meglio gli scompensi dei mercati rispetto a tutti gli altri, forse perché a una maggior sensibilità su questi temi si accompagna una maggior attenzione in generale ai bilanci dell’azienda.

Grazie Mattia, tutto interessante soprattutto questo ultimo punto. Mi ha ricordato un altro articolo che avevo letto sui pericolosi effetti del (solo) testosterone in borsa.

L’ormone non regola solo i processi fisiologici. Ha un profondo effetto sulla psicologia. E nel caso della finanza questo influisce sulle performance dell’operatore, secondo uno studio pubblicato su Management Science e intitolato The Bull of Wall Street: Experimental Analysis of Testosterone and Asset Trading: tende a far sottostimare il rischio e compiere azioni azzardate.

Christine Lagarde, attuale Presidente della Banca Centrale Europea, e una delle 100 donne più potenti del mondo secondo Forbes, in un articolo apparso sul New York Times nel 2010 ha scritto che quando le donne vengono chiamate a intervenire in momenti di turbolenza, è perché hanno dimostrato di avere autocontrollo, senso di responsabilità e pragmatismo. In risposta a una giornalista che durante il forum di Davos le chiedeva qual era la forza delle donne in tempi di crisi, aveva risposto che se la Lehman Brothers, andata in bancarotta nel 2008 e causa dell’innesco del crollo, si fosse chiamata Lehman Sisters, tutto sarebbe andato molto diversamente.

Insomma donne, cominciamo a interessarci un pò di più di questioni finanziarie anche noi. Il testosterone non può e non deve mancare ma possiamo completarlo con un pò di pragmatici estrogeni a quanto pare!

Donne e finanza, da debole a forte alleanza!

*Mattia Schivo, laureato all’Università L. Bocconi è consulente finanziario presso Allianz Bank. Lo ringrazio davvero molto per il tempo che mi ha dedicato.

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