Esercitare la resilienza per superare i traumi, anche da Coronavirus

Esercitare la resilienza per superare i traumi, anche da Coronavirus

Esercitare la resilienza pare essere la chiave per superare i peggiori traumi della vita, compresa questa emergenza per il COVID-19.

E’ con un po’ di magone che mi appresto a scrivere questo articolo, ve lo confesso.

Se riesco a tenere abbastanza botta come “donna” (nonostante la mancanza viscerale per la combo parrucchiere-estetista) e come “mamma” sto anzi recuperando parecchio tempo con i miei figli, con tutto questo trambusto la personalità “manager” è quella che somatizza di più. A me piace tanto il mio lavoro e non è che sia diminuito (fino ad ora) per fortuna, anzi. Vedremo cosa succederà nel prossimo periodo. Questa modalità di smart working, però, che tanto ho sognato di poter provare, vissuta così mi (“ci” immagino) sta un po’ stretta.

Una componente per me fondamentale anche al lavoro è infatti la socializzazione, sono un animale da gruppo. Mi piace parlare (lo sanno bene i miei poveri colleghi e non solo loro…), riunirmi con le persone, discutere. Vederle in faccia! Con le call costanti ed estenuanti in questi giorni ogni tanto la webcam la accendiamo ritrovandoci in felpa e occhiaie. Poi inesorabilmente la spegniamo per recuperare banda. In ufficio di solito c’è sempre lo spazio per una battuta, una risata, un caffè in compagnia.

In questo periodo invece vedo come uno specchio negli occhi degli altri (per quel poco che li incrocio attraverso uno schermo) e sento nelle loro voci lo sconforto (questo non solo nei colleghi). C’è l’ enorme preoccupazione per le conseguenze anche economiche di tutto questo. Vorremmo tutti tornare alla normalità, anche al di fuori della sfera lavorativa. Ma ci torneremo davvero alla “normalità”? Ancora non riusciamo a capire con che tempi e modalità. In ogni caso serve avere pazienza ed esercitare la resilienza. Aridaje, ma cos’è esattamente questo concetto? Di sicuro ne avete sentito parlare, ne ho già accennato qui, ma vorrei approfondirlo se non vi dispiace. Prima di tutto il termine è prestato dalla fisica: è “la capacità di un materiale di resistere a un urto, assorbendo l’energia che può essere rilasciata in misura variabile dopo la deformazione“.

Se trasliamo questo concetto agli esseri umani , esercitare la resilienza è la capacità di reagire all’urto, evitando di “rompersi” e restando in piedi. “Mi piego ma non mi spezzo”, insomma.

Per fare questo ci vuole una forte capacità di adattamento alla situazione e una forte propensione al cambiamento, dote che ci tornerà utile altre mille volte nel lavoro e nella vita, in generale.

Il pollice con metà unghia rossa e metà no è voluto per ricordare in futuro il disagio di questo periodo.

In questi giorni presa di tanto in tanto dallo sconforto ho recuperato dallo scaffale blog e del suo primo libro Da quello che spiega Sheryl (che ha scritto il libro a 4 mani con uno psicologo) quando si verifica una perdita o un trauma come una malattia, un disastro naturale (vi dice nulla?) o il licenziamento da lavoro ci sono 3 fattori “P” che ostacolano la “guarigione” e il recupero:

1) la “P” di “Personalizzazione” ossia credere che sia colpa nostra,

2) la “P” di “Pervasività” ossia il ritenere che l’evento coinvolgerà e sconvolgerà tutte le aree della nostra vita e

3) la “P” di “Permanenza” ossia convincersi che lo schock e il trauma resteranno per sempre, impedendoci di ritrovare il sorriso.

Lavorando su questi 3 aspetti si può costruire la famosa resilienza, e il riuscirci segna il confine tra la depressione e la capacità di guardare avanti. Il tutto passa attraverso la capacità di riconoscere i propri sentimenti e ritenerli ok. E’ normale essere presi dalla tristezza e dalla preoccupazione. Le persone che poi reagiscono meglio a questi eventi sono quelle che poi però, invece che ancorarsi al passato e alla necessità di tornare a tutto quello che era “prima”, accettano la crescita personale e spirituale che deriva dalla situazione e decidono di fare un balzo in avanti.

Nella vita personale, come in quella professionale, “un’esperienza traumatica è un sisma che scuote nel profondo il nostro mondo, mettendoci di fronte alla consapevolezza che la vita non è sempre controllabile, prevedibile e sensata”. È allora che “Every new beginning comes from some other beginning’s end”, ossia ogni nuovo inizio scaturisce dalla fine di altri inizi. Sapete qual è l’altra parola chiave da inserire nel vocabolario tutti? HOPE, speranza.

La cosa positiva di tutto questo che stiamo vivendo, a differenza di altre avversità che la vita può metterci di fronte, è che non siamo soli. Siamo tutti nella stessa barca e la supereremo insieme. In più esercitare la resilienza è un’attitudine che si può insegnare e imparare fin da bambini. Possiamo approfittare della Pandemia da Coronavirus per dare uno strumento importante ai nostri bambini anche per il futuro.

Sono sicura che ne vorrete sapere di più e Per altri articoli a tema “MANAGER” clicca qui.

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