Il difficile rapporto delle donne con il loro corpo

Il difficile rapporto delle donne con il loro corpo

Il difficile rapporto delle donne con il loro corpo: è un tema delicato.

Ho deciso di sceglierlo perchè di recente una mia cara amica, ancora a 40 anni, si è rivolta delle parole di scherno sul suo peso-forma. Per altro senza motivo. Mi ha fatto riflettere su come siamo sempre dei giudici davvero severi di noi stesse.

Ho letto che questa ossessione per il nostro corpo è uno dei motivi per cui i maschi ad un certo punto ci “sorpassano”. Per lo sguardo distorto con cui lo guardiamo.

Per anni le femmine in media sono un passo avanti nella parola, nei comportamenti, nei movimenti e soprattutto negli studi. Nel periodo adolescenziale però scattano i primi problemi di autostima. Il loro valore comincia a passare dal loro aspetto fisico molto più di quanto succeda per i maschi. Si distraggono, soffrono. Si deconcentrano di più.

Non sono riuscita a ritrovare quella fonte, ma che ci sia un’attenzione morbosa sui fisici delle ragazze si sa. Il tutto oggi ulteriormente amplificato da Instagram, Facebook, Tic Toc etc. Ne avevo già parlato nella mia recensione di “The social dilemma”, il documentario su Netflix che accusa i social network di causare enormi danni alla società, concentrandosi particolarmente sullo sfruttamento e sulla manipolazione degli utenti, attraverso l’utilizzo di tecniche come il data mining e la vendita dei dati personali.

Oggi sono uscite ulteriori prove in seguito alle dichiarazioni dell’ex manager Frances Haugen di Facebook. Ha raccolto numerosi documenti che attestano come l’azienda sia assolutamente cosciente che l’algoritmo è capace di riconoscere le insicurezze e i disturbi alimentari degli adolescenti. Invece di correre ai ripari per tutelarli però, li sfrutta per propinare loro contenuti per perdere peso. Terribile.

Da madre di una bambina sinceramente sono preoccupata. Vorrei avere fin da subito gli strumenti e le conoscenze per gestire bene questi temi a casa. Così per approfondire l’argomento e capire cosa possa essere fatto fin da questa età, mi sono rivolta alla pagina “Peso positivo” su Instagram. Un account dove due ragazze, Giulia e Beatrice, con passati disturbi alimentari superati, fanno una corretta informazione sul tema rivolgendosi ai genitori e a tutte le persone che direttamente o indirettamente sono vittime di DCA. Tutto quello che viene pubblicato è prima vagliato da un team di esperti, cosa che differenzia la pagina da tante altre improvvisate. E’ un progetto realizzato dal Fondo per l’Anoressia Famiglia Peppino Fumagalli.

Il fondo, depositato presso la Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, si occupa di anoressia e disturbi alimentari. Ho scoperto che sono malattie difficili da diagnosticare, soprattutto nei più giovani. I cambiamenti fisici che accompagnano l’adolescenza e che comportano squilibri di peso possono mascherarne le prime fasi. Ai sintomi strettamente fisici si associano poi quelli mentali.

La paziente ha un’immagine distorta del proprio corpo, si vede grassa e perciò rifuta il cibo,
fino a non nutrirsi più normalmente.

I dati di oggi:

– Anoressia e bulimia sono la seconda causa di morte tra i 12 e i 25 anni
– Sono oltre tre milioni le persone in Italia che convivono con i DCA (disturbi del comportamento alimentare)
– Negli ultimi dieci anni si è abbassata in modo vistoso l’età di insorgenza dei DCA
– In Italia si stimano ogni anno circa 8.500 nuovi casi
Il 90% delle vittime sono donne
– Solo il 10% delle persone chiede aiuto
– Dall’inizio della pandemia (Covid-19) sono aumentati del 30% i casi di anoressia e bulimia

Ho rivolto alcune domande per capire le origini del difficile rapporto delle donne con il loro corpo. Ecco le risposte della Dott.ssa Anna Riva, medico neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta che collabora con il Progetto Peso Positivo.

  1. Cosa scatta esattamente nella testa di una ragazza quando comincia ad ammalarsi? Quali le cause e perchè è più diffuso tra le femmine?

Innanzitutto vorrei evidenziare come non sia più così vero che i DCA siano una malattia strettamente “femminile”. Infatti negli ultimi anni l’incidenza dei disturbi alimentari anche nei maschi sta subendo un incremento importante. Le ragioni di ciò vanno ricercate nel cambiamenti dei “modelli estetici” maschili di riferimento (corpi magri e muscolosi) proposti dai media.

Rispetto a cosa scatti esattamente nella testa di un adolescente, ritengo che la riposta non possa essere unica e valere per tutti. Sicuramente è possibile riconoscere elementi comuni di fragilità negli adolescenti che soffrono di questi disturbi. Bassa autostima con tendenza al perfezionismo, ad esempio.

Difficoltà nell’affrontare il fisiologico processo adolescenziale di emancipazione dalle figure genitoriali e di costruzione di un proprio senso di identità. Infine anche esperienze fallimentari di rispecchiamento con il gruppo di coetanei (si vedano esperienze di bullismo o più in generale di prese in giro).

Quello che succede nella testa di un adolescente ad un certo punto, è che cambia il modo di percepire il proprio corpo. Governarlo controllando l’assunzione di cibo diventa un modo disfunzionale per sentirsi capace, forte, autonomo ed in grado di autodeterminarsi. Allo stesso tempo però, senza accorgersi, attraverso il rifiuto del cibo cercano di rallentare un processo di crescita che fa anche loro molta paura. Rapidamente questi comportamenti disfunzionali conducono ad una strada senza uscita, una prigione da cui l’adolescente non riesce più ad uscire.

2) Quali sono i segnali che qualcosa si sta incrinando nel rapporto con il cibo?

I segnali possono essere molteplici e molto spesso sfumati, quali cambiamenti nelle abitudini alimentari, l’orientarsi verso cibi sani o light,  digiuni “compensatori” dopo un pasto ritenuto eccessivo, la tendenza a recarsi in bagno subito dopo i pasti, l’interesse eccessivo per l’attività fisica o il ricorrere a termini riferiti all’alimentarsi quali  “smaltire” o “compensare”. Questi comportamenti in genere si accompagnano a modificazioni del carattere, quali umore triste, lunghi silenzi e tendenza ad isolarsi sia in famiglia che fuori.

3) Come intervenire concretamente e immediatamente se cogliamo qualche segnale sospetto?

Avvicinandosi affettivamente all’adolescente, cercando un buon momento per comunicare loro che ci si è accorti che qualcosa non va e questo preoccupa. Spesso ciò permette a molti adolescenti di aprirsi al genitore. Un secondo punto importante è quello di proporre di parlare con uno specialista, sottolineando che in questo percorso non saranno soli perché anche i genitori hanno bisogno di una mano per essere di aiuto. 

4) Quindi un percorso psicoterapeutico è una buona idea?

Un percorso psicoterapeutico condotto da professionisti esperti nel campo dei DCA in età evolutiva è un elemento fondamentale nel percorso di cura. Tuttavia non è l’unico. Soprattutto nella prima fase e se la situazione è preoccupante è necessario che la cura sia di tipo multidisciplinare. E che il progetto sia condotto da un’ equipe di professionisti diversi (oltre agli psicoterapeuti, medici neuropsichiatri infantili e nutrizionisti) in modo integrato e sinergico. 

5) Come fare a prevenire agendo sui bambini fin da piccoli?

Alimentazione ed affettività sono elementi strettamente interconnessi nella vita di tutti noi, sia dall’allattamento (naturale o artificiale che sia). Spesso il rifiuto del cibo viene vissuto come un rifiuto della persona che ce lo prepara.

E’ necessario però che i genitori spieghino ai propri figli fin da piccoli che alimentarsi in modo sano ed adeguato, fa vivere e crescere bene. Bisogna evitare invece il più possibile che al cibo venga attribuito un altro significato, quale ad esempio il valore di premio o ricatto.

Un rapporto sano con il cibo sin dalle prime fasi di vita rappresenta la migliore prevenzione. Per evitare che in futuro una persona possa ricorrere a modalità alimentari disfunzionali, già sperimentate in precedenza, per gestire le proprie fatiche emotive. 

Interessante. Per concludere ho anche chiesto a Beatrice e Giulia, le due ragazze che gestiscono l’account @peso_positivo che sono state malate in passato e poi guarite, di darci qualche spunto, partendo dalla loro esperienza.

Beatrice:

Secondo il mio punto di vista prevenire i DCA non è facile, sono malattie multifattoriali per questo motivo le cause possono essere diverse, sviluppate anche in diversi ambiti: dalla scuola, alla famiglia, dagli amici allo sport. In ogni caso penso che crescere con una buona autostima possa aiutare. 

Avere consapevolezza del proprio valore, essere capaci di farsi scivolare le critiche non costruttive e avere fiducia nelle proprie capacità.  È un processo difficile, è un valore non pre-esistente, che va costruito; ecco perché è importante il ruolo della famiglia.

Personalmente non ho mai avuto buona autostima in me, ho puntato spesso ad avere ottimi risultati: dalla scuola allo sport, usando queste scale di valori per creare la stima in me stessa. 

I primi sintomi li ho notati quando ho sentito il bisogno di perdere peso ( benché io fossi normopeso ) e ho iniziato a contare le calorie introdotte. Volevo esercitare il controllo.

Giulia:

“A un genitore mi sentirei di consigliare di non aver paura di chiedere aiuto, non solo per i propri figli ma anche per se stessi. Oltre ad invitare chi soffre di DCA a seguire un percorso opportuno è importante che anche i genitori non solo vengano educati a riconoscere determinati sintomi, ma che accettino anche di affidare a professionisti i propri dubbi, le proprie paure.

Il percorso di guarigione da un DCA non si affronta mai da soli e soprattutto non lo affronta solo il paziente, ma anche tutti coloro che gli stanno attorno. Rimane sempre un lavoro di squadra dove è importante sostenersi a vicenda ed affidarsi agli esperti.”

Qual è il tuo rapporto con il cibo? E con il tuo corpo?

Ti aspetto sulla mia pagina Instagram per continuare a parlarne!

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