Il secondo figlio che non possiamo permetterci

Il secondo figlio che non possiamo permetterci

Il secondo figlio che non possiamo permetterci. Qualche tempo fa una mia amica mi ha detto:

“Il secondo figlio non possiamo permetterci di farlo.” Non parlava solo di soldi.

Non hanno i nonni vicini, lavorano entrambi e un secondo figlio significherebbe, con ogni probabilità, che lei dovrebbe passare al part time. Formalmente sarebbe una sua scelta.

Ma quanto è libera una scelta quando le alternative sono così poche?

Se una coppia desidera un figlio e deve rinunciarci perché non riesce materialmente a farlo stare dentro la propria vita, non è solo un problema privato: è anche un fallimento della società che abbiamo costruito intorno alle famiglie.

Qualche giorno fa una neo mamma della community di Madonnager mi ha segnalato una lettura: I figli che avrei voluto, un’indagine di Francesca Bubba (per chi non la conoscesse scrittrice e attivista sui temi della maternità e del lavoro di cura), pubblicata sulla sua newsletter Substack Materno e costruita sulle risposte di 10.364 donne a un questionario online diffuso alla propria community.

Bubba lo precisa: non è un campione rappresentativo delle donne italiane. Ma i numeri sono abbastanza forti da meritare di essere fatti circolare, e voglio usare anche i miei canali per farlo, perché invitano a molte riflessioni.

Il 74% delle donne che hanno risposto non ha avuto, e non pensa di avere, il numero di figli che avrebbe desiderato.

E non è solo una questione economica.

Il 66% indica carico di cura, squilibrio in casa o mancanza di una rete; il 52,6% ragioni economiche.

Chi fa le cose?

CompitoIoPartnerEntrambi
Vestiti e scarpe82,5%1,5%15,1%
Compleanni e regali82,4%1,4%15,9%
Scuola o nido74,6%3,7%21,3%
Pediatra e visite71,0%3,0%25,8%
Vacanze scolastiche63,8%5,4%29,6%
Pannolini e latte63,3%7,3%29,0%
Bambino malato55,7%6,6%27,0%
Routine serale43,4%11,4%44,2%

Nota: le percentuali non sommano a 100. La quota restante è riferita ad altri familiari o a persone retribuite.

Un padre su 71 compra le scarpe ai propri figli.

Ma non è una questione di scarpe. È accorgersi che sono piccole, ricordarsi la taglia, trovare il tempo per comprarle.

È il lavoro invisibile del pensare a tutto. Il maledetto carico mentale continuo e incessante.

E qui entra anche il lavoro.

Quando l’incastro familiare non regge più, qualcuno deve uscire prima, rinunciare a una trasferta, ridurre l’orario.

E molto spesso quel qualcuno è ancora una donna.

Nell’indagine, la riduzione dell’orario di lavoro è l’unica conseguenza professionale che si verifica più di quanto le madri avessero temuto.

Il part time può essere una scelta desiderata. Ma non sempre lo è.

Meno ore retribuite significano spesso più ore di lavoro domestico non retribuito e, nel tempo, meno reddito, meno crescita professionale e meno autonomia economica.

E se domani la relazione con il padre dei nostri figli finisse?

Quanto di quello che abbiamo sacrificato sarebbe recuperabile?

Forse, quando parliamo di denatalità, dovremmo chiederci meno spesso perché le persone non vogliono figli (quante volte sento dire “le persone non vogliono più sacrificarsi!) e molto di più:

quanti figli desiderati non trovano spazio dentro la vita che abbiamo costruito intorno ai loro genitori?

E tu cosa ne pensi di questi numeri?

Fonte: Francesca Bubba, “I figli che avrei voluto”, 7 settembre 2026, pubblicato sulla newsletter Substack Materno.

Sono Atena Manca, consulente marketing e formatrice manageriale, founder di Madonnager (mamma, donna, manager). Parlo di lavoro, leadership, carriera e pari opportunità. Seguimi su IG @madonnager_it.

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