La sindrome dell’impostora

La sindrome dell’impostora

La sindrome dell’impostora: alzi la mano chi sa cos’è. Io l’ho scoperto qualche anno fa leggendo il libro della mia beniamina Sheryl Sandberg, il Direttore Operativo di Facebook (titolo del libro: “Facciamoci avanti”, una lettura davvero illuminante). E ho ritrovato questo stesso concetto in diversi articoli sulle donne e il loro cronico problema di autostima. Di recente mi è capitato di raccogliere lo sfogo di un’amica molto brava in un momento di dubbio su se stessa. Non è la prima. Anche con altre amiche e colleghe, negli anni è successo. E’ capitato e capita anche a me!

Se può consolare hanno fatto parte del clan anche la stessa Sheryl e persino Michelle Obama (stando alla sua biografia. Ricordiamo che è passata dai super selettivi banchi di Princeton e Harvard, per dire). Figuratevi!

Pare sia una caratteristica psicologica diffusa prevalentemente nelle donne, in particolare quelle più in gamba. Avete in mente la sensazione, ai tempi della scuola, di non essere abbastanza preparate nonostante lo studio matto e disperatissimo? Il “non so niente” da secchiona che poi prende sempre 10, ma che pensa solo di essere stata fortunata? Con quella vocina nella testa che dice “non sei abbastanza, non sei abbastanza”. Le presunte “impostore” le riconosci soprattutto quando vengono lodate per i loro risultati. Anziché ritenere di meritare i riconoscimenti, hanno la sensazione che non siano dovuti. Ottengono ottimi risultati, sono esperte nel loro campo, ma hanno la sensazione che prima o poi verranno smascherate, perchè in realtà LORO pensano di avere capacità limitate.

Generalmente “l’impostora” evita le situazioni in cui potrebbe essere sottoposta ad una valutazione diretta, come la richiesta di una promozione, di un aumento o l’assunzione di nuove responsabilità in modo volontario. Lavora moltissimo, fino a quasi crollare, per mantenere le apparenze e mostrarsi agli occhi degli altri come un’instancabile e indefessa workaholic. Infine, non si prende il merito delle proprie azioni e non riesce a rilassarsi una volta raggiunto un obiettivo. Male male, insomma.

Come se già non fosse tutto più difficile per noi campionesse di salto mortale agli ostacoli, tocca anche combattere una costante battaglia con noi stesse!

Sempre secondo il libro di Sheryl Sandberg, noi donne (in media) tendiamo a giudicare il nostro rendimento peggiore di quello che è, al contrario degli uomini che lo giudicano migliore (diversi test a riguardo, in diversi ambiti lo confermano).

Un uomo attribuisce il proprio successo alle proprie doti o capacità innate. Le donne cercheranno di attribuirlo a fattori esterni, come ad aiuti di altre persone o.. semplicemente alla fortuna.

La cosa cambia in caso di insuccesso, dove la donna con molta probabilità penserà ad un’innata mancanza di capacità. L’interiorizzazione del fallimento e l’insicurezza che comporta influiscono negativamente sul rendimento futuro.

Questa serie di dubbi costanti, questa paura di non farcela, ovviamente influiscono anche sulla capacità di proporsi in caso di opportunità lavorative. Siamo più caute rispetto a un cambiamento di ruolo o verso le nuove sfide perché pensiamo di non essere sufficientemente brave non avendo mai fatto quel tipo di lavoro prima. Pochi uomini ragionano così. Molti di loro sono più capaci di uscire dalla propria zona di comfort. Un altro dato sbalorditivo trovato in rete: gli uomini si candidano per un ruolo quando c’è il 60% di match tra le loro competenze e il profilo ricercato, mentre le donne aspettano che ci sia una sovrapposizione del 100% (Fonte: The McKinsey Quarterly).

E così anche noi abbiamo di certo un ruolo attivo nel rimanere in media un passo indietro sul lavoro.

Spesso infatti le occasioni non vengono offerte sul piatto d’argento, vanno colte! Prendere l’iniziativa paga. Un vero leader non aspetta di sentirsi dire cosa fare, propone, impara continuamente, prende dei rischi. Si butta. (Ricordo cosa ci disse l’Amministratore Delegato di un’azienda in cui ho lavorato all’inizio della mia carriera una volta durante un meeting: “La leadership è di chi se la piglia”). Bell’ insegnamento.

Cosa possiamo fare quindi la prossima volta che si prospetta un’opportunità? Prima di tutto cerchiamo di credere un po’ più in noi stesse. A volte anche “atteggiarsi” da sicure, anche se non ci si sente così al 100%, può aiutare, senza scadere nell’arroganza. Un’altra volta affronterò il tema del body language e di quanto le “power pose” possano venirci in aiuto. Se non l’avete già visto, vi invito a guardare questo famoso intervento di Amy Cuddy sul tema (qui). “Fake it, until you BECOME it” (fingi uno stato d’animo, fino a che non finisci col sentirti davvero così).

Poi ricordiamoci della sindrome dell’impostora, confrontiamoci con le persone che ci conoscono bene, spesso loro più di noi stesse, sono capaci di riaccendere la luce sui nostri punti di forza.

Uomini, se state leggendo e siete a capo di un team, siate coscienti di queste dinamiche. Se avete una donna o più di talento nelle vostre squadre, aiutatele a fare un salto, ad assumersi il rischio di cogliere maggiori responsabilità. Perchè molte hanno bisogno di un incoraggiamento in più dei colleghi uomini, come avete scoperto.

E come educare i nostri figli? Perché l’ambizione verso ruoli di leadership parte ben prima che sul lavoro… Quante bambine avete mai sentito aspirare al ruolo di Sindaco? O di Presidente di qualcosa? Ci si aspetta che gli uomini siano ambiziosi. Le donne che mordono il freno e determinate non sono viste in altrettanta buona luce.

Si stimano gli uomini potenti e di successo, le donne che presentano le stesse caratteristiche spesso vengono aspramente criticate se non emarginate “socialmente”. Alla fine non si capisce perchè… ma non si perdona loro di avercela fatta. E pensare a che fatica hanno dovuto affrontare nella vita per emergere lottando contro il mondo e loro stesse!

Cresciamo dunque i nostri bambini assecondando in entrambi i sessi ambizioni e doti di leadership: anche da noi come genitori, ancora una volta, dipende il cambiamento. E aiutiamo le nostre figlie femmine (ma anche i maschi se rileviamo in loro queste caratteristiche) a combattere la sindrome dell’impostora, fin dai tempi della scuola.

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2 commenti su “La sindrome dell’impostora

  1. Quanta verità!Il timore di essere smascherata è una costante ogni volta che ottengo feedback positivi.
    Ancora complimenti per il tuo blog, sei in gamba!Enza

    1. Grazie Enza!! Ho voluto parlare di questo tema proprio perchè è illuminante e so che quasi tutte ci siamo sentite un pò impostore in qualche momento della nostra vita. Meglio essere consapevoli del meccanismo psicologico. Un abbraccio

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