Le parigine ci insegnano a vestire (anche) in ufficio

Le parigine ci insegnano a vestire (anche) in ufficio

Le parigine ci insegnano a vestire (anche) in ufficio. Mi tirerò contro l’ira delle aziende di moda italiane (si, si, stanno tremando tutte per la mia dichiarazione…punterò sulle francesi, come Sézane, di cui parlerò dopo), ma ognuno deve avere la forza di sostenere le proprie idee e opinioni con fermezza. Prima facciamo un piccolo passo indietro, però.

L’abito non fa il monaco ma lo veste: l’avete mai sentita questa? Diamo per scontato che le competenze, la preparazione e le capacità ci siano.

E vorrei passare il concetto in modo da non essere travisata: come avrete notato per i manager uomini è più facile giocare la partita del “dress for success”. Si mettono abito, camicia, cravatta (se ambiente è proprio formale) e via. Fine dei giochi, delle decisioni. Hanno un’uniforme di fatto, questo significa che nessuno bada al loro aspetto o outfit sul lavoro. E chi li incontra, magari un nuovo capo potenziale durante un colloquio, si focalizza più sulla loro personalità, la loro stretta di mano, il loro CV.

Noi donne abbiamo invece una miriade di alternative, il passo falso è sempre dietro l’angolo e attraverso l’abbigliamento comunichiamo a volte troppo: il nostro guardaroba ha la capacità di veicolare il messaggio che siamo old style, creative, sicure. Timide, trasandate. Alternative.

L’abbigliamento può diventare così il nostro alleato o… il nostro nemico. In alcuni casi rivelarsi persino inappropriato, mettendo a disagio i colleghi o diventando fonte di presa in giro. Voi penserete che il problema sia loro e avete ragione. Ma poi quelle a rimetterci in credibilità siamo noi. E questo aumenta con il passare degli anni e il livello di seniority.

Purtroppo anche in qualunque manuale sul come vestirsi per un colloquio, le regole sono le stesse. Nessuno suggerisce di mettere gilet di paillettes fuxia e truccarsi come David Bowie. Coincidenze? Perchè la prima impressione su una persona ce la si fa nei primi secondi e quindi passa tutto da aspetto esteriore, prima ancora che si apra bocca. Questo è svilente e ingiusto, ma sapendolo non possiamo ignorarlo.

Quindi il consiglio che ci diamo oggi è di non rinunciare a manifestare la nostra femminilità e personalità anche attraverso gli abiti, ricordandoci però che vogliamo che venga percepita soprattutto per quello che abbiamo da dire e dai nostri risultati, non dagli orecchini vistosi che oscillano distraendo l’interlocutore o da allegre fantasie maculate all over. E non solo durante i colloqui: la regola vale sempre!

Io credo che ognuna possa trovare la propria combinazione magica per sentirsi bene e magari più sicura anche grazie ai vestiti che indossa, sfruttando, perchè no, pure i trucchi dell’armocromia (come abbiamo visto qui).

In caso di dubbi, puntare sui classici non è mai sbagliato. Pantaloni o longuette con una camicia, colori sobri. Magari con un accessorio che dia un colpo di vita (qui sotto, ad esempio con la scarpa maculata avevo un pò esagerato, ero andata bene fino al polpaccio. Non so che succeda a noi donne verso gli -anta con l’ossessione per i leopardi). Una giacca abbinata ai jeans se in generale ambiente non è super formale.

In generale è importante attenersi alla cultura della propria azienda. Se vige il tailleur anche per le donne, non ci si può presentare in leggings. Viceversa se persino il capo gira con la felpa, forse il completo gessato è too much. In ogni caso ci sono delle occasioni (riunioni importanti, convention) in cui il dress code può essere suggerito direttamente dall’organizzazione.

Tubino strepitoso sfoderato al kick off meeting di inizio anno a Montecarlo un paio di anni e kili fa.

Ma torniamo al titolo dell’articolo, le parigine ci insegnano a vestire (anche) in ufficio, perchè dunque di grazia?

Perchè hanno un gusto sublime e senza tempo (se non l’avete mai letta La Parigina, guida allo chic, di Ines Fressange è la bibbia in fatto di stile).

Non sono mai fuori luogo, abbinano capi classici e basici in un modo che risulta sempre adeguato e stiloso. Ne ho avuta la conferma girando in metrò a Parigi diverse volte per lavoro o vacanza. Molte marche di abbigliamento francesi, sarà un caso, risolvono anche per l’ufficio a mio modesto parere.

In particolare quando voglio rinnovare il mio guardaroba per il lavoro ho due nomi in testa: Comptoir des Cotonniers e Sézane. Sanno andare anche un pò oltre al basico monocromo, con la certezza di non scadere nell’inadeguato. Per una camicia basic bianca e azzurra ci sono molte altre scelte.

Se non conoscete queste marche vi invito a dare un’occhiata ai siti. Comptoir des cotonniers vende on line e anche alla Rinascente, Sézane solo on line in Italia. Soprattutto questa ultima marca ha una selezione favolosa, difficile guardare e passare, non ce ne voglia Dante.

Io prendo in saldo e non me ne vergogno visto che rispetto alla women’s fashion di Zara o H&M sono più care, ma la qualità è nettamente migliore. Per chi può spendere ancora un pò di più c’è anche Sandro sempre in Rinascente oppure on line (hai detto Sandro??? Mettete l’accento sulla O e passa la paura, è francese, giuro).

Meno male che mi sparo i selfie quando mi piace come sono vestita (tutto torna utile), così mi è bastato cercare nella galleria foto ed evitare di prepararmi apposta per questo articolo, visto che in ufficio ci si è bazzicato proprio poco, ultimamente. Ecco qualche capo delle loro collezioni,

Il mio collega NON veste Sézane.

Le parigine ci insegnano a vestire in ufficio anche dal punto di vista degli accessori.

Parlando di scarpe ho scoperto questo sito, Bobbies. Me le comprerei tutte se non avessi la spada di Damocle del KAKEBO. Sono favolose!! (Come sempre de gustibus, eh). In saldo poi decisamente più accessibili. Non è che ho sempre i tacchi, anzi, per anni con i bambini piccoli sono stati off limits. Ma ora, sarà a causa dell’anno in pantofole e che la piccola ha quasi ormai 5 anni, sono tornata a provare interesse per la faccenda.

Con sgomento ho scoperto dopo mesi di aver preso il 39 invece che il 38. Ossia la prima volta che le ho tenute in ufficio per un giorno intero. Rischiando due o tre voli! Interessano a qualcuna? Prezzo di favore!
Questi invece i miei affari in saldo. Quelle a sinistra si possono abbinare al gilet fuxia e al trucco David Bowie, non in ufficio però. Dovrò trattenermi

Poi era anni che cercavo una borsa/zaino per poter portare il PC avanti e indietro, senza rinunciare a un pò di eleganza.

Purtroppo, per limiti di budget e pandemia, non è stato possibile effettuare lo shooting a Parigi. Si ringraziano mio figlio (il fotografo), il Duomo e L’Arengario di Monza per la location.

Si trovano solo zainacci iper imbottiti molto maschili. L’anno scorso ero incappata in questo progetto imprenditoriale di La Flore Paris. Raccoglievano fondi per avviare l’impresa e qualche mese fa, ossia proprio appena è stato riconfermato il lockdown, ho visto che gli zaini erano stati poi messi in produzione e ne ho comprato uno, giusto in tempo per ricominciare a fare smartworking 7 giorni su 7. Il tempismo è il mio mestiere. Ma qualche volta sono già riuscita ad usarlo.

E’ in sughero, fatto a mano e anti pioggia. Ha la possibilità di essere usato come zaino ma anche come borsa a mano e a tracolla. Ed è super leggero! Ci sta un laptop, il caricatore e il mouse oltre ai nostri effetti personali come chiavi, portafogli, cellulare, rossetto e calze antiscivolo di uno dei due figli a turno, che per abitudine e sbaglio ti seguono in ogni ambito della tua vita che tu ne sia più o meno cosciente.

Per me è stupendo, purtroppo non te lo tirano dietro questi francesacci esosi, ma sono soddisfatta e lo ricomprerei. Professionale, elegante e femminile.

Quello che davvero vorrei comunicare (anche) attraverso i mie outfit.

Voi cosa prediligete per l’ufficio? Avete qualche marca da consigliare? (anche non francese!). Tra le italiane, giusto per passare un messaggio campanilista in chiusura e risolvere il senso di colpa, io metto sul podio in ordine decrescente di prezzo Falconeri, Max and Co e Marella. Tanto ora è uscito anche il libro sulla Milanese!! La battaglia di stile è aperta e forse mai come quest’anno è davvero importante sostenere il made in Italy…

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