- di Madonnager
“L’ottava vita (per Brilka)”: recensione del romanzo saga che racconta un secolo di storia, donne e destino.
Di Nino Haratischwili, autrice georgiana, classe 1983, dal cognome impronunciabile e inscrivibile.
Capisco sempre quando un libro è davvero forte da un indicatore molto scientifico. Le mie condizioni di socialità.
Se sparisco, rimando messaggi, dico no a qualsiasi piano e rispondo “poi ti spiego”, allora siamo di fronte a qualcosa di serio.
L’ottava vita (per Brilka) l’avevo già iniziato, ma nel weekend scorso l’ho praticamente divorato. Circa 800 pagine in due giorni, su un totale di oltre 1100. Con un record personale di quattro ore filate di lettura, sveglia alle sei del mattino, completamente lucida e con un unico effetto collaterale degno di nota. Le piaghe da decubito.
Complice anche il contesto. ING a letto con la febbre, i bambini mal conci e io che, nel frattempo, ho posto le basi e cullato un bel bronchitino. Il classico weekend in cui la vita ti invita gentilmente a stare ferma. E a leggere.
È anche un altro libro bellissimo consigliato da mia cognata, grande lettrice, di quelle che quando ti dicono “questo devi leggerlo” sai che puoi fidarti. Qui l’altro che mi aveva segnalato di recente.
E per me questa lettura entra dritta nel gotha personale. Insieme a Il conte di Montecristo, L’amica geniale e Il settimo papiro di Wilbur Smith. Perché siamo in quella categoria lì. Le grandi storie che attraversano il tempo e le persone.
Una saga familiare che percorre il Novecento
L’ottava vita (per Brilka) è una grande saga familiare che parte dalla Georgia zarista di inizio Novecento e attraversa più di cento anni di Storia europea.
Tutto comincia con Stasia, capostipite della famiglia Jashi, e con una misteriosa ricetta di cioccolata. Una cioccolata densa, speziata, quasi magica, capace di portare fortuna o rovina a seconda di chi la assaggia. Un simbolo potente che accompagna tutto il romanzo e che diventa metafora del destino. Dolce e amaro insieme. Irresistibile e pericoloso.
Da lì si dipanano le vite di sette personaggi, legati da vincoli di sangue, amore, colpa e silenzi. Vite che si intrecciano mentre il mondo intorno cambia in modo brutale.
I personaggi e le loro vicende
Tra i personaggi più centrali c’è Kostja, uomo carismatico e violento, capace di sedurre e distruggere. È uno di quei personaggi maschili che incarnano perfettamente il potere esercitato senza responsabilità, lasciando dietro di sé donne spezzate.
C’è Christine, donna bellissima e brillante, che paga il prezzo di un amore sbagliato e di un talento che non trova spazio in un mondo che non perdona la libertà femminile.
C’è Kitty, fragile e sensibile, che attraversa il secolo portandosi addosso le cicatrici di scelte fatte da altri. Ma che ironicamente metterà a frutto il suo talento proprio a causa delle sue disgrazie.
E poi Niza, che ha un ruolo fondamentale. È lei che racconta la storia a Brilka. È la voce narrante che ricostruisce il passato familiare come in un lungo atto di verità. Niza osserva, analizza, non giustifica. Racconta per capire. E forse per liberare.
Ogni personaggio porta con sé una variazione sullo stesso tema. L’amore che diventa dipendenza. Il potere che diventa abuso. La famiglia che invece di proteggere intrappola.
La Storia con la S maiuscola entra nelle vite
Il romanzo attraversa alcuni dei momenti storici più drammatici del Novecento:
- la fine dell’Impero zarista
- la Rivoluzione russa
- l’epoca staliniana e le purghe
- la Seconda guerra mondiale
- il regime sovietico
- il crollo dell’URSS
- l’Europa post sovietica
Ma la cosa più potente è che questi eventi non vengono raccontati come in un manuale di storia. Entrano nelle case. Nei matrimoni. Nei rapporti tra genitori e figli. Nei corpi delle donne.
La Storia decide chi sopravvive, chi viene deportato, chi deve rinunciare a sé stesso per adattarsi. E soprattutto chi può permettersi di essere fragile e chi no.
La cioccolata come simbolo
La famosa cioccolata è un simbolo narrativo fortissimo.
Rappresenta l’eredità familiare, il desiderio, la tentazione, il peso delle origini. Ogni volta che compare, porta con sé una promessa e una minaccia. Come l’amore. Come il potere. Come la Storia stessa.
È qualcosa che si tramanda, ma che non tutti riescono a reggere.
Brilka e l’ottava vita
E poi c’è Brilka. L’ottava vita.
Dopo sette esistenze segnate da violenza, rinuncia, sacrificio e destino, Brilka rappresenta una possibilità nuova. Non perché sia più forte delle altre, ma perché è più consapevole.
Ascolta il racconto di Niza. Lo comprende. E decide che non sarà lei a continuare quella storia nello stesso modo.
Non salva nessuno.
Non aggiusta il passato.
Non si immola.
Si sottrae.
Ed è qui che il romanzo diventa profondamente contemporaneo.
Perché questo libro è così potente
Perché mostra come il trauma non finisca con la fine di un regime politico. Si trasmette. Si incarna. Si normalizza.
E perché suggerisce una via d’uscita che non passa dall’eroismo, ma dalla scelta. Dal prendere distanza. Dal non confondere l’amore con il sacrificio.
Perché leggerlo
È un libro lungo, intenso, a tratti spietato. Ma è anche uno di quei romanzi che ti restano addosso.
Ti costringe a chiederti quanta parte della tua storia sia davvero tua.
E se sia sempre necessario portare tutto con sé.
Quando un libro ti fa dimenticare il telefono, il caffè che si raffredda e persino la posizione del tuo corpo nello spazio, non è solo una bella storia. È un’esperienza.
L’ottava vita (per Brilka) lo è. E non poco. Perfetto per questa pausa Natalizia.
“L’ottava vita (per Brilka)”: recensione del romanzo saga che racconta un secolo di storia, donne e destino. Buone piaghe da decubito! E tu che titoli consigli?
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