Maggio, istruzioni per sopravvivere (senza senso di colpa)

Maggio, istruzioni per sopravvivere (senza senso di colpa)

Maggio, istruzioni per sopravvivere (senza senso di colpa)

Ogni anno, puntuale come l’allergia ai pollini, arriva lui: il mese di maggio (con coda lunga della prima settimana di giugno).

Che non è più la primavera delle gite e delle rose, ma una specie di Tetris infernale fatto di saggi, recite, pizzate, feste, riunioni, restituzioni psicologiche, pettinature impossibili, biglietti da ritirare solo in presenza (e solo dalle 16.30 alle 18.30, ça va sans dire), foto da scegliere, costumi da cucire seguendo tutorial su YouTube, tornei, picnic e colloqui a orari imbarazzanti per chiunque lavori. O anche solo viva.

Qualche anno fa la mia ex collega Anna Garavini scrisse un post meraviglioso e (ahimè) sempre attuale, un elenco surreale ma autentico di tutto ciò che maggio impone ai genitori lavoratori full time. Un vero capolavoro tragicomico. Io ancora lo rileggo con un misto di riso e crampi allo stomaco.

Perché è tutto vero.

Il problema non è solo la quantità di impegni, ma la totale assenza di logica organizzativa che li accompagna. Come se nessuno, mai, avesse fatto i conti con il fatto che i genitori lavorano. E non tutti fanno smart working. E anche chi lo fa, non può scollegarsi alle 16.25 ogni giorno per prendere parte alla danza sincronizzata dei rientri.

Maggio è un mese emotivamente e logisticamente faticoso. Per noi, ma anche per i bambini. Che spesso si ritrovano stanchi, carichi di aspettative, ansiosi di vedere i genitori sugli spalti, sulle sedie pieghevoli, sulle panche. E noi, che corriamo come matte per esserci, ci sentiamo comunque sempre un passo indietro. Una festa mancata, una foto non ordinata, una pizzata persa.

E allora? Allora almeno diciamocelo. Almeno non fingiamo che sia normale. Non fingiamo che sia sostenibile. Parliamone. Scriviamone. Respiriamoci dentro, o restiamo in apnea.

E se proprio vogliamo trovare qualche spiraglio:

  • impariamo a dire qualche “no” senza colpe,
  • smettiamo di pensare che sia tutto sulle nostre spalle (e se lo è… parliamone ancora di più),
  • dividiamoci più equamente con i papà e i nonni
  • chiediamo più flessibilità, più empatia, più programmazione,
  • supportiamoci tra genitori con condivisioni vere, non solo meme,
  • e ricordiamoci che non esserci a tutto non ci rende madri peggiori. Siamo umane.

Maggio finirà, ve lo giuro. Ma intanto, mentre barcolliamo tra la lezione aperta di CLIL e la treccia dall’alto da imparare su YouTube, ricordiamoci che a breve parte il mondo dei campus estivi (altro capitolo malefico).

Se anche tu hai il calendario che scoppia, ci leggiamo anche su @madonnager_it . Condividiamo pensieri, fatiche e, ogni tanto, una risata. Che anche quella, a maggio, serve come l’aria.

Maggio, istruzioni per sopravvivere (senza senso di colpa), condividi l’articolo se anche tu stai arrancando! Ci vediamo in teatro :).

Ciao sono Atena, Madonnager (Mamma-donna-manager). Dispenso consigli che nessuno ha chiesto (e consulenze richieste) su conciliazione, leadership e marketing.

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