Mamma, come stai? Il nostro diario della pandemia

Mamma, come stai? Il nostro diario della pandemia

Mamma, come stai? Una domanda semplice ma… quanti ve l’hanno fatta ad oggi? Pochini vero? Nessuno?

Ci ha pensato Matilde Antonia. E’ un nome di fantasia. L’autrice segue la mia pagina e mi ha scritto per parlarmi di questo suo libello, scritto nel tempo libero tra il suo lavoro di farmacista e le sue due bimbe.

E me ne ha fatto avere una copia.

E’ una di noi, quindi. Che ha deciso di lanciare un questionario on line a cui hanno risposto più di duecento mamme.

Ha posto le stesse domande a ciascuna.

  1. come ti chiami?
  2. quanti anni hanno i tuoi bimbi?
  3. com’è cambiata la tua vita nell’ultimo anno?
  4. come hai affrontato la pandemia?
  5. il giorno più bello dell’ultimo anno?
  6. il più brutto?
  7. che messaggio vorresti lasciarci?

E nel libro tutte le loro risposte, che sono le nostre. Una carrellata di racconti ed esperienze da tutta Italia.

Impossibile non ritrovarci in molti punti.

Impressionante come ricorrano le parole stanchezza, paura, stress. Tra il timore di contrarre la malattia, gestirla.

La difficoltà di avere vissuto la gravidanza e l’allattamento in isolamento, con il baby blues ancora più spiazzante, perennemente chiuse tra le mura di casa.

La gestione del lavoro e della DAD. Il carico del lavoro domestico spesso quasi del tutto ricadente sulle spalle femminili. Le donne sono stremate, a pezzi. Ecco perchè lasciano il lavoro. D’altronde chi deve sacrificarsi, quello che in casa guadagna di più? Stando alle statistiche gli uomini però guadagnano quasi sempre di più, fino al 20% a parità di lavoro. Come si esce da questo circolo vizioso allora?

Ho scritto di recente un post su Instagram su un mio piatto di pasta al ragù, davanti al quale mio figlio ha affermato candidamente di preferire quello della nonna. Ho festeggiato dentro di me perchè non ho invidie nè nei suoi confronti, nè nei confronti di mio marito. Anzi è una conquista.

La questione è stata parecchio dibattuta sulle mie pagine social e sono emerse tante belle testimonianze di famiglie in cui in casa si collabora equamente. Ma tra un sondaggio, i messaggi privati e la lettura del libro “Mamma, come stai?” ho notato come ancora si faccia fatica a ripartirsi i carichi. E ce lo dicono anche le statistiche su scala nazionale e globale. E’ questione di negoziazione. Molte non si fidano a delegare. Molte si aspetterebbero che ci fosse più collaborazione spontanea e siccome non avviene, ci rinunciano. Alcuni uomini ci marciano, fanno i furbetti del quartierino che danno per scontato che la maggiorparte in casa o con i figli lo facciano le compagne.

Ma se ci si divide i compiti a tavolino in modo che stia bene ad entrambi (riecco il mio articolo a riguardo), non ci si deve aspettare più nulla, le competenze sono chiare, senza bisogno di ripeterselo. E così si può affidare al partner tutto quello che riusciamo e vogliamo delegare, e viceversa. Non che questi anni di pandemia siano facili, anche se c’è tutta la collaborazione di questo mondo. In generale per i genitori è tutto più difficile. Inutile negarlo. Anche con aiuti esterni!

Non possiamo reggere ancora a lungo in questa situazione. A breve i casi di quarantena con figli a casa malati, DAD, più lavoro peggiorerà ulteriormente. Già molte famiglie si sono rovinate le vacanze natalizie.

E anche se a noi non è successo, difficile non immedesimarsi e sapere bene cosa può aver voluto dire farsi altri venti giorni di cattività. La salute mentale è a rischio. “Mamma, come stai?” Una merda, grazie.

Se i vostri partner vacillano nel dare il loro contributo, fategli leggere questo.

Ancora una volta scomodo la Murgia che nel suo libro “Sta zitta” fa un paragone forte tra (alcuni) maschi e i figli dei boss mafiosi, ripreso da un suo post storico su Facebook. Ne incollo uno stralcio. In pratica la tesi è che non fare nulla
per cambiare lo status quo, in cui gli uomini sono nettamente favoriti in molti campi, è come vivere come il figlio buono del boss mafioso, che fa il finto tonto e nel frattempo gode di tutti i privilegi che i suoi natali gli hanno
fornito.

Fino a quando potrai fare finta che tutto questo avvenga per ragioni diverse dal fatto che sei figlio del boss? Verrà un momento in cui avrai davanti tre scelte possibili e due sono molto chiare: tradire il boss o diventare il boss. Ce n’è però una terza, più sfumata e furba: restare “figlio del boss” senza assumersi responsabilità operative, godendo
lo stile di vita che deriva dall’attività criminale senza però commettere mai direttamente un crimine.

Altri uccideranno, altri spacceranno e faranno prostituire, altri si comprometteranno. Tu continuerai a dire: “cosa c’entro
io? Perché guardi
me? Non ho mai ammazzato nessuno, mai nemmeno tirato di coca, figurati venderla!” Per tutta la vita si può mangiare miele senza dover essere l’ape e arrogarsi il diritto di essere considerati responsabili solo delle
PROPRIE azioni. E’ innocenza? No, perché il sistema mafioso si regge da sempre sulla pacifica passività di migliaia di persone che di mestiere non fanno i mafiosi.”

Michela Murgia la tocca sempre piano

Queste righe hanno scatenato il putiferio e offeso molti uomini. Lo capisco. Altri hanno ammesso candidamente che sì, hanno dei privilegi e sarebbe da stupidi privarsene. Ma tanti ancora per fortuna sono consapevoli delle molte ingiustizie nei confronti delle donne e sono stanchi di “vincere” solo perchè combattono ad armi impari. E iniziano a supportarci nelle parole e nei fatti.

Le donne che hanno meno opportunità, quelle pagate meno, spesso sono le loro mogli, quelle che potrebbero contribuire quindi maggiormente al benessere della famiglia se non fossero tanto penalizzate nel lavoro. E un domani le loro figlie. Quelle per cui fanno carte false, per farle studiare nelle migliori scuole e per garantire loro un futuro roseo. 

E questo futuro e presente rosei sarebbero possibili se più uomini facessero seri passi avanti nella cura dei bambini e della casa, in modo che tutto non ricadesse sulle spalle femminili e lo spauracchio della maternità non uccidesse
o troncasse brillanti carriere sul nascere. Se la meritocrazia fosse davvero l’unico metro per andare avanti e non i pregiudizi, quello con cui si resta mediamente indietro. 

Il tema alla fine è sempre lo stesso. Ed è questo.

Quindi ecco perchè è la “parità” quella a cui dobbiamo ambire visto che la parola femminismo spiazza e disturba ancora, perchè sembra andare solo a favore delle donne. Invece anche molti uomini ne guadagnerebbero in tempo e salute (sappiamo che le aspettative sul ruolo maschile mettono molti in difficoltà). E in questi anni di pandemia emerge chiaramente.

E sul lavoro? Mai come ora flessibilità negli orari, permessi e smartworking vanno giocati con grande saggezza. Cercando di gestire al meglio il tempo e conciliando le incombenze di lavoro con le necessità a livello personale. Anche in ufficio l’arte della delega, oltre ad essere una skill di leadership importante, può garantire la sopravvivenza. Così come aver ben chiare urgenze e priorità e concentrarsi sempre prima su quelle.

Mamma, come stai? Chiedetecelo più spesso! Ancora un plauso a Matilde Antonia per averlo fatto con il suo libro. Forza mamme!!!! E tu, proprio tu, come stai?

Ti aspetto sulla mia pagina IG per parlarne.

Ecco il link al libro “Mamma come stai”!

Qui invece il libro “Stai zitta” di Michela Murgia

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