Microaggressioni sul lavoro: come riconoscerle e come rispondere.

Microaggressioni sul lavoro: come riconoscerle e come rispondere.

Microaggressioni sul lavoro: come riconoscerle e come rispondere.

Ci sono frasi che sembrano gentili. Educate. Addirittura premurose.
Ma sotto sotto – mica tanto sotto – nascondono un giudizio, un pregiudizio, una bella spinta passivo-aggressiva.
Le chiamiamo microaggressioni. Minuscole solo nel nome, perché gli effetti si accumulano nel tempo…

Ho raccolto alcune delle perle più vissute, viste o raccontate. Frasi vere, situazioni reali. Se ti ci ritrovi, non sei sola. Se ti viene da ridere, bene. Ma poi parliamone.


1. “Puoi scrivere tu la minuta del meeting? Sei sempre così precisa.”

Frase detta con tono ammirato, come se la precisione fosse un dono raro. Peccato che la richiesta arrivi sempre alle stesse persone. Indovina chi.

Come riconoscerla: ti assegnano compiti di supporto (note, agenda, follow-up) a prescindere dal tuo ruolo, come se fosse “naturale”.

Come vorrebbe da rispondere:
“Certo. E tu oggi porti il caffè che sei sempre così sveglio e dinamico.”

Come rispondere in modo assertivo:
“Ok, se definiamo un criterio di rotazione per tutti. Così dividiamo in modo equo.”


2. “Hai un marito davvero comprensivo, eh?”

Frase detta con mezzo sorriso, durante una cena aziendale con clienti.
Una di quelle frasi che ti fanno capire che se sei qui, è solo grazie a qualcun altro che ti ‘copre’ a casa.

Come riconoscerla: attribuisce il tuo successo a un uomo accanto a te, mai a te stessa.

Come vorrebbe da rispondere:
“Beh sì, è molto gentile da parte sua permettermi di lavorare!”

Come rispondere in modo assertivo:
“Siamo una squadra. Ci supportiamo a vicenda, come dovrebbe essere.”


3. “Non sembri nemmeno una manager.”

Frase che sembra un complimento. Ma che, letta bene, significa: “non rientri nello stereotipo che ho in testa”.
Come dire: sei troppo umana, sorridente, o vestita con gusto per comandare qualcosa.

Come riconoscerla: ti viene messa in discussione l’autorevolezza perché non corrispondi a un cliché.

Come vorrebbe da rispondere:
“Lo so. Dovevo mettere la giacca grigia, il broncio da lunedì mattina e risponderti di merda.”

Come usare un tono assertivo:
“È interessante che tu abbia un’idea così precisa di cosa debba ‘sembrare’ un manager.”


4. “Wow, ma con due figli riesci a lavorare full time?”

Lo stupore espresso in modo genuino. Peccato che se fossi un uomo, nessuno me lo chiederebbe. Anzi, mi farebbero i complimenti.

Come riconoscerla: dubita della tua capacità di sostenere il carico professionale solo perché sei madre.

Come vorrebbe da rispondere:
“No, in realtà sono un ologramma. La mia vera me è a casa in tuta a tagliare zucchine”

Come rispondere in modo assertivo:
“Sì. Come tante madri che lavorano, con organizzazione e qualche compromesso ben ponderato.”


5. “Non è che sei troppo emotiva per gestire questo team?”

Frase detta a bassa voce, con aria di preoccupazione sincera.
Traduzione: hai espresso un’opinione, forse con passione. E ora sei da ridimensionare.

Come riconoscerla: le tue emozioni vengono usate per sminuire la tua competenza.

Come vorrebbe da rispondere:
“Tranquillo, mi ricompongo in tempo per la prossima email.”

Come rispondere in modo assertivo:
“L’intelligenza emotiva è parte della leadership. Saper leggere e gestire le dinamiche relazionali è un punto di forza, non una debolezza.”

Le microaggressioni non gridano. Ma logorano.
Ti mettono in dubbio. Ti chiedono di giustificarti. Ti fanno sentire fuori posto, anche quando sei perfettamente nel tuo ruolo.

Non tutte meritano una risposta. Ma ognuna merita consapevolezza.
Saperle riconoscere ti dà un vantaggio.
Scegliere come rispondere ti dà potere.

E anche se ogni tanto la risposta migliore resta chiusa nella gola, averla pensata è già un passo avanti.
La prossima volta, magari, esce ;).

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Sono Atena, Madonnager (mamma-donna-manager) e dispenso consigli che nessuno ha chiesto su come gestire la multipersonalità. Restiamo in contatto sul mio profilo Instagram!

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