Perchè guardare “La legge di Lidia Poët”su Netflix

Perchè guardare “La legge di Lidia Poët”su Netflix

Perchè guardare “La legge di Lidia Poët”su Netflix: la mia recensione non richiesta della serie che racconta la storia della prima avvocata d’Italia.

La legge di Lidia Poët” racconta la straordinaria vicenda della prima donna in Italia a ottenere l’abilitazione per la professione di avvocato, e la sua lotta contro una società che la voleva relegata ai ruoli tradizionali. Ambientata nella Torino di fine Ottocento, con una straordinaria Anna Pannocc ehm Matilda De Angelis, ci invita a riflettere sulla tenacia e il coraggio delle donne che hanno sfidato lo status quo e aperto la strada ai diritti femminili.

Chi era Lidia Poët?

Lidia Poët, nata a Perrero (Torino) nel 1855, era una donna pioniera, appassionata e determinata. Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza e aver superato l’esame di abilitazione, ottenne nel 1883 l’iscrizione all’albo degli avvocati di Torino, segnando una novità assoluta in Italia. Tuttavia, la sua iscrizione fu immediatamente contestata dal procuratore generale del Regno, che portò la questione alla Corte d’Appello.

L’11 novembre 1883, la Corte accolse il ricorso e annullò l’iscrizione di Lidia Poët, sostenendo che la legge italiana non prevedeva espressamente l’accesso delle donne alla professione. Determinata a non arrendersi, Lidia presentò un ricorso alla Corte di Cassazione, che nel 1884 confermò la sentenza di annullamento.

La sentenza: tra diritto e stereotipi di genere

La sentenza della Corte di Cassazione stabiliva che “la donna non può esercitare l’avvocatura”, considerando la professione forense un “ufficio pubblico” al quale le donne non potevano accedere, in assenza di una legge che lo permettesse esplicitamente. La legge del 1874 sull’avvocatura, infatti, utilizzava esclusivamente il termine “avvocato” al maschile, e si interpretava l’assenza di un termine femminile come un’esclusione implicita delle donne (per buona pace della Meloni che ancora di recente ha sminuito la questione dei nomi delle professioni al femminile).

Ma oltre a queste argomentazioni di natura legale, la sentenza conteneva osservazioni impregnate di pregiudizi di genere. Si affermava che le donne non potessero partecipare alla “milizia togata” per la loro “naturale riservatezza”, e che fosse inappropriato che “fanciulle oneste” si esprimessero pubblicamente su argomenti “imbarazzanti”. La toga, secondo la sentenza, era un abito “strano e bizzarro” per una donna, e si temeva che la presenza di “avvocate leggiadre” potesse influenzare i giudici. Si parlava addirittura di una “deficienza di adeguate forze intellettuali e morali” nelle donne, che secondo la Corte le rendeva inadatte agli “affari pubblici”. Che mestizia (si, sfodero la parola mestizia).

La femminilizzazione dei titoli professionali: una battaglia ancora attuale

La storia di Lidia Poët ci invita anche a riflettere su un dibattito ancora aperto: la femminilizzazione dei titoli professionali. All’epoca, l’idea di una “avvocata” era inconcepibile, e ancora oggi le richieste di riconoscere i titoli femminili (come “architetta” o “ingegnera”) sono oggetto di dibattito. Questa vicenda evidenzia quanto le parole abbiano un peso simbolico e giuridico, capace di influenzare il riconoscimento e il ruolo delle donne in ambito professionale.

Un simbolo di emancipazione femminile

Nonostante le decisioni delle corti italiane, Lidia non abbandonò la sua passione per il diritto. Continuò a lavorare presso lo studio legale del fratello e dedicò la sua carriera alla difesa dei diritti dei minori, delle donne e degli emarginati, diventando una pioniera anche nella lotta per il suffragio femminile. La sua vicenda ispirò molte donne e alimentò un dibattito che coinvolse anche la stampa: 25 quotidiani italiani si schierarono a favore del diritto delle donne a ricoprire ruoli pubblici, mentre solo 3 si dichiararono contrari.

Perché guardare “La legge di Lidia Poët” su Netflix? La mia recensione

Ogni puntata riassume un caso che Lidia risolve grazie alla sua intelligenza e bravura, nonostante il veto ad esercitare. Questo appaga noi amanti delle detective storie (dalla Signora in Giallo a Sherlock Holmes). Ma soprattutto questa serie è più che un racconto storico: è una riflessione sulla perseveranza, il coraggio e il diritto di autodeterminazione che ancora oggi ispirano le battaglie delle donne per la parità. La legge di Lidia Poët non solo celebra una pioniera dell’emancipazione femminile, ma ricorda quanto dobbiamo alle prime donne che hanno lottato per conquistare il proprio posto in un mondo progettato per escluderle.

Guardare questa serie è un omaggio a tutte quelle donne che hanno aperto la strada, a volte pagando un prezzo personale altissimo, affinché le generazioni successive possano godere dei diritti di cui oggi beneficiamo. Bellissimo a questo riguardo anche il famoso libro “Storia della Buonanotte per bambine ribelli” per tramandare anche ai nostri figli le avventure di queste donne coraggiose. Lidia è una di queste.

Anche se molta strada è stata fatta, alcune battaglie per la parità e il riconoscimento sono ancora attuali.

Ecco perchè guardare “La legge di Lidia Poët”su Netflix.

E tu l’hai già vista? Fammi sapere i tuoi pensieri a riguardo.

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