Perché la solidarietà femminile può salvarci (sul lavoro, a casa, nella vita)

Perché la solidarietà femminile può salvarci (sul lavoro, a casa, nella vita)

Non tutte le donne hanno sorelle, ma tutte ne hanno bisogno

Perché la solidarietà femminile può salvarci (sul lavoro, a casa, nella vita)

C’è quella che ti toglie i capelli dal cappotto senza fartelo notare.
Quella che ti scrive “brava” quando nessuno lo fa.
Quella che ti guarda e capisce, senza bisogno di spiegare nulla.

E poi c’è quella che ti giudica.
Che aspetta il tuo inciampo.
Che ti mette in ombra, solo per brillare un po’ di più.

Certe donne possono lasciarti lividi invisibili.
Sul lavoro, ma anche nella vita.
Le madri che ti fanno sentire inadeguata. Le amiche che smettono di ascoltare. Le conoscenti che invece di capire ti etichettano.

Le “stronze”, sì. Quelle che invece di tenderti la mano, ti tirano giù.

E fa male. Perché da un collega competitivo te lo aspetti. Da un uomo rigido anche.
Ma da un’altra donna, no. Da un’altra donna ti aspetti comprensione, empatia, complicità.

Invece, a volte, è proprio lì che arriva la ferita più profonda.

La verità è che anche quei comportamenti — duri, cinici, sarcastici — sono spesso il frutto di un sistema che ha premiato la competizione più della collaborazione.
Dove per farsi spazio bisognava sgomitare, dove la dolcezza era vista come debolezza, dove sembrava esserci posto solo per una.

È in questi contesti che nasce quella che in psicologia organizzativa viene chiamata Queen Bee Syndrome: donne in posizione di potere che, invece di agevolare le altre, si irrigidiscono. Uno studio pubblicato su Harvard Business Review ha rilevato che questa dinamica si manifesta soprattutto quando le donne non si sentono supportate o rappresentate. Così, invece di aprire la porta, la richiudono alle spalle.

Forse è anche per questo che, in tanti ambiti, siamo rimaste indietro.
Perché mentre gli uomini — fin da piccoli — imparavano a fare squadra,
noi siamo state spinte alla performance individuale. A farcela da sole.
Anche nella maternità, nella cura, nel “tenere insieme tutto”.

L’ho scritto anche parlando di sport: il campo insegna più della teoria.
Ti insegna che nessuno vince da solo, che la fatica si divide e la gioia si moltiplica.
Che puoi essere bravissima, ma se la squadra non gira, non segni.

E forse è tempo di portare questa logica anche nei nostri giorni normali.
Nei corridoi di scuola. Al parco. Nei gruppi WhatsApp della scuola.
Nel modo in cui scegliamo di parlare — o di non parlare — di un’altra donna.

Perché la sorellanza, in fondo, è questo: una squadra silenziosa, ma potentissima.
Dove ogni gesto ha il potere di cambiare la giornata di qualcun’altra.

E c’è anche un’altra verità, meno raccontata ma reale.
Ed è quella delle anime belle.
Quelle che ti ascoltano senza giudicare.
Che non hanno bisogno di farti sentire sbagliata per sentirsi giuste.
Che fanno il tifo per te anche quando non vincono nulla in cambio.

Secondo Silvia Lippi e Patrice Maniglier, autori del libro Sorellanze. Per una psicoanalisi femminista, la complicità femminile non è un dato di natura, ma un atto rivoluzionario. Una scelta consapevole di cura reciproca in un sistema che ci ha spesso messe una contro l’altra.
Si tratta di ridefinire insieme le regole del gioco.

Non servono sorelle di sangue.
Servono sorelle di intenzione.
Quelle che ci sono. Anche solo per un momento.
Quelle che ti fanno notare con discrezione che hai il rossetto sui denti, ti passano un fazzoletto, ti dicono “ti rendi conto di cosa sei riuscita a fare” quando tu non lo ricordi più.

Essere sorelle, tra donne, non è questione di età, né di DNA.
È una scelta. È un modo di stare al mondo.

E forse, se cominciassimo a guardarci più come sorelle e meno come rivali,
capiremmo che non c’è bisogno di vincere da sole.
Che la vera vittoria è non sentirsi mai più sole.

Perché la solidarietà femminile può salvarci (sul lavoro, a casa, nella vita): condividi questo articolo con le sorelle della tua vita, di sangue e non.

Sono Atena, in arte (!) Madonnager, mamma-donna-manager e dispenso consigli che nessuno ha chiesto per conciliare la multipersonalità. Seguimi sul mio profilo Instagram per altri spunti!

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