Quello che ho imparato dai miei capi. 10 chicche

Quello che ho imparato dai miei capi. 10 chicche

Quello che ho imparato dai miei capi: bell’argomento! Ci ho riflettuto l’ultima volta che sono stata in ufficio e mi sono accorta di camminare tronfia per i corridoi, con il rumore dei miei tacchi che riecheggiava.

E ho pensato a quanto sarebbe stato fiero uno dei miei primi manager che vedendomi muovere in punta di piedi per gli uffici, per non disturbare gli altri, aveva scambiato questo gesto come un basso livello di self confidence, spronandomi a farmi sentire da lontano, quando arrivavo.

Ho cambiato il mio passo negli anni, non per arroganza, quel pavimento era davvero particolarmente molesto. Ho capito però cosa intendesse in senso più ampio, ossia di mostrare il mio carattere, di non avere mai paura di farmi sentire, anche a livello figurato.

E così ho iniziato a ripensare a quello che ho assorbito dagli altri miei capi o mentori negli anni. Senza specificare chi, quando e in ordine sparso, ecco gli insegnamenti che più mi hanno colpito e ispirato. D’altronde ognuno di noi è la somma delle persone che si sono incrociate lungo il cammino.

  1. Da alcuni modelli femminili ho imparato l’importanza di conciliare autorevolezza e “caring”. La competenza e l’umanità per me non possono che andare a braccetto. E il tutto non va assolutamente a discapito dell’autorevolezza, anzi. Ho apprezzato questo tratto anche nei capi maschi. In particolare ricorderò per sempre un Amministratore Delegato che girava spesso per gli open space. Una volta si è seduto a fianco a me, super junior, per ragionare insieme sul lancio di un nuovo prodotto. Quell’episodio, oltre ad essere stato molto formativo, mi aveva davvero incoraggiato e motivato.
  2. Allo stesso modo una leader donna (purtroppo) mi ha dato la misura di quello che non avrei voluto mai diventare. Una workaholic senza scrupoli, per nulla attenta al benessere delle sue persone e neanche al suo. Aveva creato un clima davvero tossico in ufficio. Si impara anche così, per differenza.
  3. Da altri modelli ho assorbito la cura per i dettagli e soprattutto, che la reputazione, la politica, la diplomazia non sono meno importanti delle competenze.
  4. Almeno un paio mi hanno insegnato il valore dell’empowerment e della delega. E come riconoscere i meriti del proprio team ne accresca la motivazione in modo esponenziale, senza sottrarre anzi amplificando la “luce” del leader.
  5. Utile il consiglio di un altro boss di trovare sempre uno storytelling quando si fa una presentazione, anche per un pubblico interno alla propria azienda, unendo se necessario, argomenti diversi. Spesso si arrabattano un insieme di chart senza capo né coda, un elenco della spesa. Con un piccolo sforzo di pensiero iniziale si può invece costruire un racconto che crei nell’audience un interesse nettamente maggiore.
  6. Da un altro ho imparato ad analizzare in modo lucido le proposte creative in pubblicità e a non prendersi mai troppo sul serio. A volte una battuta stempera il clima e fa stare tutti meglio. Mi ha insegnato anche il valore dei feedback “immediati” post riunioni in cui presentavo, per capire cosa e come potevo migliorarmi.
  7. Grande la frase “La leadership è di chi se la piglia”, detta a tutti durante una riunione, spronandoci così a prendere l’iniziativa. L’avevo già citata nell’articolo sulla sindrome dell’impostora.
  8. Uno dei ripassi di matematica più utili, reinterpretati in chiave memorabile, è stato “l’X% di un cazzo, è un cazzo”(la cito nella versione originale, senza censure). Mi ha evitato di commentare crescite impressionanti o a non considerarle un grande successo, quando il punto di partenza era basso (le vendite sono cresciute del 300%. Si ma rispetto a quale dato?). Facile crescere se parti da zero!
  9. Un altro capo mi ha spronato continuamente ad uscire dalla mia zona di comfort e a non accontentarmi mai. Su questo non si smette mai di lavorare.
  10.  Infine c’è l’insegnamento migliore, il fil rouge che ho trovato in tutti. Si lavora per campare ma non solo. In tutto quello che si fa ci si può mettere più o meno passione, entusiasmo. Si può essere più o meno motivati. Questione di indole. Non salviamo delle vite è vero, ma ogni giorno con il nostro lavoro, ma anche con un apprezzamento per quello altrui, con un’intuizione, una presa di posizione, proponendo e combattendo per le proprie idee, anche fuori dal giardinetto del ruolo che ci è assegnato, ognuno di noi può creare valore economico ed umano. E anche questo dà un senso alla nostra vita!

Ecco quello che di meglio ho imparato dai miei capi.

E voi? Vi va di condividere qualche chicca? Chissà cosa avremo lasciato a nostra volta alle persone che hanno fatto un pezzo di strada con noi. Ci pensate ogni tanto?

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