Valeva la pena tentare di Pier Luigi Pisa: le lezioni di Sam Altman che mi porto a casa

Valeva la pena tentare di Pier Luigi Pisa: le lezioni di Sam Altman che mi porto a casa

Valeva la pena tentare di Pier Luigi Pisa: le lezioni di Sam Altman che mi porto a casa. Aka recensione non richiesta.

Di questa biografia l’aspetto che mi ha colpita di più non è la tecnologia, né la scalata professionale.
È il contesto in cui Altman si forma.

Cresce nel Midwest, in un ambiente ordinato, conservatore, in cui essere gay significava spesso sentirsi fuori posto o osservati. Un luogo che protegge, ma che allo stesso tempo contiene: le traiettorie sono lineari, i confini chiari, le aspettative definite.

Poi arriva Stanford.
E lì cambia tutto.

Non tanto perché sia un’università prestigiosa, ma perché rappresenta una cultura del possibile.
Un luogo in cui le idee non vengono custodite: circolano.
In cui i tentativi sono costantemente incoraggiati.
In cui l’errore non viene interpretato come fallimento, ma come opzione.

È un cambiamento geografico, ma anche mentale:
da un ambiente che chiede di adattarsi, a un ambiente che chiede di pensare.

Più della “scalata” professionale, è questa transizione che mi ha colpita.
Questa possibilità di provare senza dover già sapere tutto.


Loopt e il valore del tentativo

La prima startup di Altman, Loopt, non è stata un grande successo.
Era avanti rispetto al suo tempo, in un ecosistema tecnologico ancora immaturo.

E però, da lì nasce una frase che vale come principio di vita:

La maggior parte delle scelte non sono irreversibili. Possiamo provare, osservare, correggere.

Il rischio, visto così, non immobilizza.


Quando il successo diventa una domanda, non una risposta

Dopo Loopt, Altman non rallenta.
Invece, si sposta un piano più in alto: dall’ambizione al senso.

È qui che prende forma OpenAI.

Ed è importante ricordarlo:
OpenAI nasce come organizzazione no-profit, fondata da Altman insieme, tra gli altri, a Elon Musk, con un obiettivo esplicito: sviluppare l’intelligenza artificiale come bene collettivo.

Non per competere sul mercato.
Non per vendere un prodotto.
Ma per porsi una domanda:
Se l’AI diventerà più intelligente di noi, cosa significa per l’umanità?

Il libro racconta discussioni lunghe, spesso informali, più da tavolo di cucina che da sala conferenze.
Persone abituate a guardare lontano che si domandano non solo cosa si può fare, ma cosa è giusto fare.

Una serietà intellettuale (almeno nelle prime intenzioni) che non mi aspettavo dal mondo delle startup.


Le idee che mi porto a casa

Molte decisioni non sono finali.
Si può riprovare.

La paura del giudizio pesa più nella nostra testa che nella realtà.

La soluzione arriva spesso dalla continuità nel cercare, non dal lampo improvviso.

Sono idee semplici, ma non banali.
Utili.


La domanda che resta

Alla fine, quello che mi porto via non è un modello di successo, ma una domanda:

In che ambiente sto facendo crescere le mie idee?
E in che ambiente cresceranno quelle dei miei figli?

Le idee, come le persone, hanno bisogno di spazio, confronto, terreno fertile E tanta percezione di possibilità. Qui non siamo decisamente nella Silicon Valley.

E quando penso all’intelligenza artificiale:

Come facciamo a non diventare i suoi animaletti da compagnia, ma a restarne i suoi creatori?

Ne ho scritto anche qui:
https://madonnager.it/intelligenza-artificiale-unalleata-per-professioniste-e-genitori/

Valeva la pena tentare di Pier Luigi Pisa: ecco le lezioni di Sam Altman che mi porto a casa

Sono Atena, Madonnager (mamma-donna-manager) e dispenso consigli che nessuno ha chiesto su come conciliare al multi-personalità. Restiamo in contatto!

Leggi anche...
#1. Il Conte di Monte Cristo di Alexandre Dumas

Mi scusi il Conte di Monte Cristo per la breve digressione iniziale. Nell'attesa di ricevere il poster "leggi&scratcha" con la Read more

#2. “Cecità”. Un libro di Josè Saramago

"Cecità" di Josè Saramago è il secondo libro che ho letto tra quelli proposti dal poster. Pensare che era negli Read more

#3. Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carrol

"Alice nel Paese delle meraviglie" è sempre stato il mio cartone preferito della Disney. Che peccato non aver reso prima Read more

Il fondotinta dei sogni: Double Wear di Estée Lauder

Double Wear Estée Lauder Il fondotinta dei sogni esiste. Almeno dei miei. Ci ho messo una vita a trovarti, caro Read more

Share it 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto