Fino ad oggi… Da oggi… Come cambiare direzione senza rivoluzionare totalmente la tua vita.
Piove. Sono a casa, in vacanza nella mia adorata campagna Piemontese, con un piede ancora gonfio per una puntura di vespa e parecchio più tempo del previsto per pensare. Terreno fertile, insomma, per riflessioni non richieste.
Non necessariamente su come cambiare vita, ma su qualcosa di molto più concreto: capire cosa, della vita che abbiamo già, vorremmo iniziare a fare diversamente.
In più siamo in quella parte di agosto in cui il back to school comincia ad avvicinarsi. Tra poco torneranno zaini, orari, mail, agende piene e tutti quei “sentiamoci a settembre” accumulati durante l’estate. E settembre, anche quando abbiamo smesso da parecchio di andare a scuola, continua ad avere qualcosa del nuovo inizio.
Qualche giorno fa ho ascoltato in un podcast un concetto semplicissimo che mi è rimasto in testa: “Fino ad oggi. Da oggi.”
Mi piace perché non chiede di rivoluzionare la propria vita e nemmeno di giudicare quella vissuta fin qui. Dice semplicemente: questa è la situazione a cui sono arrivata. Cosa voglio fare diversamente da questo momento in poi? In questa vita chi si ferma è perduto, c’è sempre qualche area in cui possiamo evolvere, no?
Io ho provato ad applicarlo a tre aree che occupano una parte enorme della mia vita e credo anche di quella di molte donne: lavoro, maternità e noi come persone. Ma funziona benissimo anche per riflettere su amore, amicizia e finanze, in alternativa o on top.
Prima di cambiare, guarda dove sei
Quando pensiamo al cambiamento immaginiamo spesso grandi decisioni: cambiare lavoro, rimettersi completamente in forma, rivoluzionare abitudini, relazioni e agenda. In realtà, molto spesso non abbiamo bisogno di cambiare tutto. Abbiamo bisogno di capire cosa funziona, cosa non funziona più e cosa stiamo semplicemente portando avanti per inerzia.
Il primo passaggio dunque è fermarsi abbastanza da riuscire a guardare dove siamo.
Lavoro: sto scegliendo o sto semplicemente continuando?
Personalmente su questo ambito ho già fatto diversi cambiamenti (vedi qui). Ma so che è sempre un’area di grandi riflessioni per tutti.
Siamo bravissimi a parlare di strategia, obiettivi, KPI, priorità e action plan. Poi, quando si tratta della nostra carriera, diventiamo improvvisamente molto più vaghi.
“Vorrei cambiare.” “Vorrei crescere.” “Vorrei trovare nuovi clienti.” “Vorrei fare qualcosa che mi rappresenti di più.”
Sono tutte intenzioni legittime, ma non dicono cosa faremo domani mattina.
Cosa chiedersi allora? Fino ad oggi cosa è successo? Sto andando nella direzione che voglio o sto semplicemente continuando? C’è qualcosa che sto accettando per abitudine? Una decisione che continuo a rimandare? Se tra un anno fossi ancora esattamente qui, sarei contenta?
Poi arriva il da oggi. E lì serve concretezza: una telefonata, un CV aggiornato, una proposta inviata, due ore dedicate finalmente a quel progetto.
Perché prima o poi anche la strategia personale deve diventare execution.
Maternità: che madre voglio essere davvero?
Qui eviterei accuratamente la domanda “come posso essere una madre migliore?”. Alle madri vengono già dati abbastanza voti.
Mi chiederei piuttosto: che madre voglio essere nel tempo e con le energie che ho davvero? Non in un mondo ideale, ma nella mia vita reale.
Dove voglio essere più presente? Dove posso lasciare più autonomia? Cosa faccio perché lo scelgo e cosa invece perché penso di doverlo fare? C’è un momento con i miei figli che voglio proteggere di più? Un’area della loro formazione in cui voglio incidere maggiormente?
Anche qui il cambiamento può stare in cose molto piccole: un week end senza telefono, un pomeriggio insieme al museo, un viaggio organizzato sulla base di quello che stanno studiando, una conversazione fatta meglio, qualcosa che smetto finalmente di fare al posto loro.
E poi ci siamo noi
Tra lavoro, figli, coppia, famiglia, amici e tutto quello che c’è da gestire, può succedere facilmente che diventiamo soprattutto la somma dei nostri ruoli: professionista, madre, compagna, figlia, amica, organizzatrice, risolutrice.
Quello che riguarda noi ha però una caratteristica molto pericolosa: può sempre aspettare. Il lavoro ha una deadline, la scuola ha un orario, il medico ha un appuntamento. Una cosa che desideriamo fare solo perché ci piace può essere spostata alla settimana successiva. E poi a quella dopo. La trappola della procrastinazione.
E allora in questo ambito: cosa mi manca? Cosa mi faceva stare bene e ho smesso di fare? Se avessi due ore completamente mie ogni settimana, come le userei? Canto? Tip tap? Uncinetto? Spa? Rassegna di film neorealistici? (non ti giudico).
Di nuovo: fino ad oggi. Da oggi.
Dalle intenzioni alle azioni
Questa, per me, è la parte centrale dell’esercizio.
Possiamo arrivare a intuizioni perfette su quello che vorremmo cambiare e poi, il lunedì successivo, ricominciare esattamente come prima.
Per evitarlo, per ciascuna delle tre aree sceglierei tre azioni concrete. Non tre desideri e non tre obiettivi generici. Tre cose da fare davvero.
Per il lavoro: fino ad oggi… da oggi decido che… le prossime tre azioni saranno…
Per la maternità: fino ad oggi… da oggi decido che… le prossime tre azioni saranno…
Per me: fino ad oggi… da oggi decido che… le prossime tre azioni saranno…
Poi arriva la parte fondamentale: aprire l’agenda. Ciò che non è in agenda non esiste, come dice Federica Cannata.
Se vuoi allenarti, quando? Se vuoi rivedere una persona, quando la chiami? Se vuoi cambiare lavoro, quando lavori alla ricerca? Se vuoi avere un momento solo con tuo figlio, dove lo metti nella settimana? Se vuoi fare qualcosa solo per te, quando esiste davvero quel tempo?
Finché una decisione resta nella nostra testa è facilissimo rinegoziarla. Quando entra nel calendario comincia a diventare reale.
Il back to school non è solo dei bambini
Forse è per questo che agosto mi sembra un buon momento per fare questo esercizio. Fra poco torneranno quaderni, zaini, orari e routine. In qualche modo anche noi adulti torneremo sui nostri banchi.
Solo che nessuno ci consegnerà il programma.
Dobbiamo decidere noi cosa vale la pena cambiare, recuperare, imparare o lasciare andare.
E forse non servono dieci buoni propositi per settembre. Ne basta uno, purché sia vero. O tre azioni, purché siano concrete.
Per questo continuo a tornare a quelle due frasi: Fino ad oggi. Da oggi.
Fino ad oggi è andata così. Non necessariamente male: è semplicemente il punto in cui siamo arrivate.
Da oggi, invece, possiamo scegliere almeno la prossima mossa.
E qualche volta cambiare direzione comincia proprio così: in un giorno di pioggia, con un piede gonfio e un po’ troppo tempo per pensare.
Vuoi fare l’esercizio completo?
Ho trasformato queste riflessioni in un workbook gratuito Madonnager, “Fino ad oggi. Da oggi.”, per fare il punto su lavoro, maternità e te stessa.
Dentro trovi le domande di analisi, lo spazio per definire il tuo “Fino ad oggi” e il tuo “Da oggi”, le azioni da scegliere e un check-in da rifare dopo sette giorni.
Per riceverlo, tagga sotto al mio carosello di Instagram un’amica Madonnager con cui faresti questo esercizio e te lo mando.
Sono Atena Manca, consulente di brand e marketing e formatrice manageriale. Con Madonnager, il mio blog dedicato alla conciliazione tra lavoro e maternità, condivido esperienze, strumenti e riflessioni per non perdere di vista se stesse. Scopri i miei servizi.
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