“L’anniversario” di Bajani: ma è autobiografico? O solo terribilmente universale?

“L’anniversario” di Bajani: ma è autobiografico? O solo terribilmente universale?

“L’anniversario” di Bajani: ma è autobiografico? O solo terribilmente universale?

Ecco la mia recensione non richiesta.

La prima cosa che ho fatto dopo aver chiuso l’ultima pagina è stata googlare: “Andrea Bajani autobiografico L’anniversario”.
Perché se un figlio scrive un romanzo così, uno che comincia esattamente dieci anni dopo aver tagliato ogni contatto con la propria famiglia, un motivo ci sarà.
E infatti è autobiografico, in molte parti. Ma anche se non lo fosse, ci riguarda. Perché parla di donne che si spengono, di figli che imparano a fuggire, e soprattutto di ciò che il patriarcato fa a tutti noi: ci costringe a interpretare ruoli. A tacere, a trattenere, a spezzarci per non disturbare.

E se anche non lo abbiamo vissuto di persona, lo abbiamo visto nei vicini, nelle storie di cronaca, nei racconti di persone a noi care.

Il protagonista sceglie il silenzio per salvarsi. Sparisce, cambia numero, continente. Non è una punizione è l’unico modo per sopravvivere, per respirare. E chi legge capisce presto perché: un padre autoritario, incapace di gestire le proprie emozioni, che comunica attraverso l’ira o il controllo. E una madre che, per quieto vivere, si ritira. Rinuncia a sé stessa.
Il problema non è solo familiare: è sistemico. Perché questa è una storia che affonda le radici in uno dei grandi drammi del nostro tempo, la mascolinità fragile, quella che non sa attraversare le proprie emozioni, i fallimenti, il dolore e finisce per disseminarlo negli altri. E per non fare i conti con la propria mediocrità deve sminuire e svalutare le persone accanto.

Gli uomini raccontati (e taciuti) in questo romanzo sono come molti che abbiamo conosciuto: non si assumono il peso delle proprie ferite, e così le rovesciano sulle donne, sui figli, sulle relazioni. Invece di affrontare le proprie fragilità, le nascondono. O le trasformano in caos emotivo.
E in quel caos, spesso, le donne si perdono. Per la prima volta personalmente ho capito l’impatto anche sui figli maschi di figure del genere, che almeno si spera poi rompano il ciclo vizioso.

Questa madre, come tante altre, non fa rumore. Ma fa sparire sé stessa. E nel suo silenzio educa, involontariamente, a una forma di rassegnazione. A non creare scompiglio. A non chiedere. A non esserci troppo.
Ecco perché L’anniversario è un libro che parla soprattutto a noi. Che rabbia, che angoscia!
A quelle che sono cresciute pensando che l’amore fosse tenere insieme i pezzi. A quelle che hanno imparato a non alzare la voce. A quelle che hanno assorbito il dolore degli altri come se fosse un dovere..

A chi ha rinunciato alle proprie ambizioni e alla propria indipendenza per poi trovarsi in gabbia.

La lezione più grande, forse, è proprio questa. Che l’indipendenza è un atto di salute mentale. E che non si può più fingere che amare significhi sacrificarsi. Una madre che si annulla, anche se in buona fede, lascia in eredità un’idea di amore distorto.

Bajani racconta tutto questo con uno stile essenziale, preciso, mai compiacente. Non c’è pietà, ma nemmeno rancore. C’è solo la verità di chi ha dovuto smettere di giustificare per non smettere di vivere.

E se leggendo queste pagine qualcuno si sentirà sfiorato, come da una corrente fredda che riconosce ma non vuole nominare, forse è perché certe dinamiche disfunzionali che si vivono in famiglia e nei rapporti, anche senza violenza evidente, sanno comunque fare molto male.

L’anniversario è una chiamata alla consapevolezza.
Per le donne, per le madri, per chi crede ancora che l’amore si dimostri morendo dentro ogni giorno un po’ di più.

“L’anniversario” di Bajani: ma è autobiografico? O solo terribilmente universale?

Leggetelo se siete figlie, madri, donne che cercano ogni giorno un modo per non cancellarsi. E leggetelo anche se siete uomini: soprattutto se pensate che la vostra fragilità non abbia niente a che fare con chi amate.

Ha vinto il Premio Strega 2025, segno che ne vale comunque la pena.

L’hai già letto? Vieni a parlarne sulla mia pagina Instagram. Sono Atena, Madonnager (mamma-donna-manager) e dispenso consigli che nessuno ha chiesto su come conciliare la multi-personalità. Restiamo in contatto!!

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