Anche le anatre fanno uova. Ma non starnazzano.

Anche le anatre fanno uova. Ma non starnazzano.

Anche le anatre fanno uova. Ma non starnazzano. Manuale diversamente serio per imparare a fare le galline nella vita, nell’accezione positiva del termine. Cosa intendo?

“Anche le anatre fanno uova, ma sono quelle delle galline a essere vendute di più. Perché le galline starnazzano.”
— attribuita a
Henry Ford

Una frase che nasce nella pubblicità (l’importanza di farla per vendere di più), ma che dice molto anche del lavoro. E delle donne.
Molte di noi hanno imparato a essere anatre: concentrate, operative, silenziose.
Facciamo, sistemiamo, portiamo a termine. Senza fare troppo rumore.

Nel frattempo, le galline (e i galli!!!) starnazzano. E le uova, guarda un po’, le vendono loro (no i galli no, ma trovano sempre un modo per capitalizzare).

Chi lavora in silenzio spera che il merito emerga. Magari si, a volte serve una spinta, però.
Chi si espone, spesso, ottiene attenzione.
E anche se è il contenuto che conta, anche il contorno fa la differenza.

Serve davvero essere sempre galline da cortile? No.
Ma restare invisibili, solo per educazione, rischia di farci uscire dal gioco mentre in realtà stiamo vincendo.

Ecco allora un piccolo manuale per imparare a farsi vedere con eleganza, senza perdere il senso del ridicolo, né il controllo del proprio messaggio.


Sette consigli non richiesti per starnazzare con stile.

1. Tratta la tua carriera come un brand.
Non sei solo un curriculum. Sei un’identità professionale.
Cosa vuoi che dicano di te in tua assenza?
Sceglilo tu, prima che lo inventino gli altri.

2. Allenati a dire “l’ho fatto io”.
Hai salvato un progetto? Lanciato un’idea? Coordinato tutto nel caos?
Raccontalo. Senza scusarti. Senza “è stato un lavoro di squadra” come prima risposta.

3. Aggiorna il profilo.
LinkedIn, bio aziendale, firma mail. Tutto parla di te.
Se lì sembri ferma al 2019, il rischio è che pensino che lo sei davvero.

4. Partecipa, anche se nessuno ti chiama.
In riunione, alza la voce (sempre con grazia).
Non aspettare che ti diano la parola. Prenditela con intelligenza. Insomma, come direbbe Sheryl Sandberg… Fatti avanti!

5. Riscrivi quella bio.
Via le frasi fatte. Le copie di mille riassunti. Dentro chi sei davvero.
Meglio una frase sincera che cinque righe vuote.

6. Racconta i risultati, non solo il processo.
Molte donne spiegano troppo. Gli uomini dicono: “È andata bene, come sempre.”
A volte basta quello. Poi, se ti chiedono, racconti i dettagli.

7. Smettila di ridimensionarti.
Le frasi tipo “ho solo avuto fortuna” o “niente di che” ti fanno sembrare insicura, non modesta.
La competenza può essere espressa con semplicità, senza scuse. Rileggi il mio articolo sulla sindrome dell’Impostora, se vuoi ripassare qualche altra mossa.


E se proprio non ti viene naturale?

Trova un modo tuo.
Chi è ironica, usi l’ironia.
Chi è sintetica, vada dritta al punto.
Chi è visiva, lo racconti con immagini.
L’importante è esserci. Farsi vedere.

E farsi ricordare per quello che si è, non per quello che si lascia intuire.


Anche le anatre fanno uova.
Ma se non si sente nulla, restano nel nido.
E tu non hai lavorato tanto per restare invisibile.

Fatti sentire.
Con misura, con intelligenza, con una gallina di gomma sotto al braccio se serve (vedi il reel).
Anche le anatre fanno uova. Ma non starnazzano.

Diventiamo galline, ogni tanto: anche questo è personal branding!

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