Lettera a Fabienne Agliardi per il suo libro “Appetricchio”

Lettera a Fabienne Agliardi per il suo libro “Appetricchio”

Lettera a Fabienne Agliardi per il suo libro “Appetricchio”.

Cara Fabienne,

provo un nuovo device creativo per questa recensione non richiesta, ossia la lettera all’autrice.

Ti scrivo per congratularmi. Per ringraziare l’algoritmo che ci ha fatto incontrare digitalmente sulla mia pagina Instagram e che mi ha fatto conoscere il tuo primo libro ” Buona la prima”. Ancora rido pensando a certe frasi e personaggi. Ne avevo parlato qui.

Mi avevano stregato la tua penna e la tua cultura.
Quando ho visto che hai pubblicato questo secondo romanzo, “Appetricchio”, non ho potuto non darti fiducia una seconda volta.

Ben riposta. Intanto il titolo incuriosisce, con quella copertina così azzeccata…
Petricchio è un luogo – non luogo. È teoricamente in Basilicata, ma chissà se esiste davvero, non è importante.

Petricchio rappresenta un po’ il luogo dell’ infanzia, il posto del cuore dove abbiamo passato tanto tempo da bambini, ma lontano dal domicilio ufficiale.

Il Paese dei nonni, il posto della seconda casa al mare, in montagna, al lago.
Quel luogo dove si conoscono persone che restano nel cuore per tutta la vita, anche se poi le perdi di vista. Ma quando le ritrovi sembra non essere passato un solo giorno dall’ultima volta.

Dove ti senti a casa, quando ci ritorni, non tanto per quello che ti circonda ma per come stai tu. Questa estate ho riprovato questa sensazione a Parigi. Non è tanto la città che mi piace, ho finalmente realizzato, ma come mi sento io quando ci vado.

E questo è fortemente uguale (ma diverso, perché i sentimenti e le sensazioni sono altre) quando torno nella mia Petricchio, che è in Liguria però. Un misto di ricordi, nostalgia, affetto, ma anche quell’immutato ripetersi di eventi, persone e discorsi, che descrivi così bene.

Ecco perché questo libro è magico, tratta un sentire universale, anche se il tuo pennello ha dipinto personaggi unici e irripetibili, che parlano un dialetto irresistibile, appetricchiati come solo loro possono essere.

E li conosciamo attraverso gli occhi di Mapi e Lupo, due gemelli di Brescia che ogni estate scendono a rivivere questa loro seconda vita parallela lucana, dove abita la loro nonna.
E ne capitano delle belle, anche qui si ridacchia spesso di gusto. Anche se non mancano i colpi di scena che spiazzano.

Di più non dico. Se non che ho miseramente fallito nella ricerca dell’unicorno.


Mi è sembrato di essere stata sempre concentrata ma mi capita spesso di allontanarmi per qualche secondo dalla trama, seguendo pensieri che si affacciano tra i neuroni, stimolati da quello che leggo.

Toccherà fare un secondo giro. Nel frattempo ancora complimenti.

I libri che più amo sono quelli capaci di mandarmi in un altro mondo, permettendomi di staccare per qualche minuto dalla routine e dalle mille incombenze. Per questo leggere per me resta la più grande forma di evasione. Aveva sortito lo stesso effetto “Italiana” di Giuseppe Catozzella, forse sono le storie ambientate al Sud e in ambienti non cittadini a intrigarmi?

Chi lo sa, nel frattempo spero di conoscerti presto dal vivo.

Tua affezionata Madonnager.

Qui termina la mia lettera a Fabienne Agliardi per il suo libro “Appetricchio”.

Ti ispira ? Una buona idea regalo per Natale? Vedi qui quelle dell’anno scorso.
E tu che stai leggendo, dove è la tua Petricchio?

Ti aspetto sulla mia pagina Instagram!

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