#10. Misery. Di Stephen King

#10. Misery. Di Stephen King

Misery, il mio decimo libro del poster. Letto l’anno scorso a Minorca, durante una bella vacanza in famiglia. Ora che ne scrivo mi sembra di essere lì, sul lettino vista mare con l’ansia da thriller. Voi vi rilassate in ferie? Dilettanti.

Che bello, come avevo potuto non dare una chance prima a Stephen King? Forse perché i thriller psicologici non sono mai stati la mia scelta numero uno. Questo però è un capolavoro. Un po’ perché dopo anni di dubbi sulla faccenda, finalmente mi si è chiarito perché Misery non dovesse morire (non ho mai visto il film ma il titolo ovviamente è famosissimo). Poi la trama, la tensione costante…

Si parla di un famoso scrittore che fa un incidente stradale, sotto i fumi dell’alcool. Per fortuna (o sfortuna) la premurosa Annie Wilkes lo trova e porta a casa propria, prendendosene cura (è un’infermiera che vive sola). Lo scrittore ha infatti entrambe le gambe fratturate. Quando Annie scopre che lui è il suo beniamino, ossia colui che ha scritto la fortunata serie di romanzi che hanno come protagonista Misery, tutto cambia. Il problema è che nell’ultimo libro della saga la protagonista muore.

Annie si rivela essere, per usare un eufemismo caro agli ING, non tanto in bolla e di fatto sequestra letteralmente lo scrittore per dargli la possibilità di scrivere un nuovo romanzo dove riuscire a cambiare le sorti del suo amato personaggio letterario. Se vi siete lamentati della quarantena e dei vostri compagni di avventura, leggetevi cosa vuol dire davvero essere in lockdown forzato…con una pazza squinternata. Perchè mentre lui scrive… lei gliene combina di tutti i colori.

Interessante il device creativo dello scrittore che scrive di uno scrittore, con un sacco di riflessioni sul mestiere. Il libro nel libro… E poi la bravura nel descrivere la follia, quella vera. Che paura! Questa fissazione per gli psicopatici e le asce (ricordiamo anche il “dammi la mazza Wendy”) mi hanno fatto nascere la voglia di saperne di più anche dell’autore stesso… E bravo Stephen. Nel poster ci sono altri suoi capolavori che sono felice di dover affrontare prima o poi.

Alla prossima recensione!

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