Adozione a distanza, perché no?

Adozione a distanza, perché no?

Adozione a distanza, perché no? Semplice, perché non ci avevo pensato prima.

Per lavoro mi è capitato di entrare in contatto con una campagna di comunicazione di Action Aid per promuovere le adozioni a distanza. Chi me l’ha presentata mi ha spiegato che si è scelto un cartone animato e una storia diversa dal solito per passare il messaggio. Tutti abbiamo in mente le pubblicità dove si spinge a donare attraverso immagini shock di bambini allo stremo. Peggio di un pugno nello stomaco, ti obbligano a fare i conti con una realtà estremamente distante dalla nostra, facendoci sentire in colpa.

Questo spot, invece, faceva vedere il punto di vista di un bambino orgoglioso. La sua Super mamma e una donna di colore di un villaggio lontano dell’Africa, si erano unite per aiutare a creare un orto, costruire un pozzo e una scuola, dando un’opportunità ai bambini del posto. Questo tipo di creatività, molto più positiva e adatta anche ai più piccoli, è stata mandata in onda anche sui “loro” canali, da qui la scelta di un cartone animato.

Pare infatti che molto spesso siano proprio i genitori di bambini di 4-6 anni (toh, that’s me!) che valutano questo genere di donazione anche per affrontare il discorso con i propri figli di come non tutti nasciamo con le stesse opportunità e con gli stessi mezzi.

Nel sentire tutto ciò la Manager dentro di me si congratulava mentalmente con i “colleghi” di Action Aid per la brillante strategia di marketing e comunicazione (se vi interessa l’argomento pubblicità ne avevo scritto qui)… la Madre… si è sentita una merda (scusate ma non trovo espressioni migliori), perché non ci aveva pensato prima da sola, nonostante sia molto sensibile al tema e lo abbia già più volte affrontato. Sia attraverso alcune letture sia anche durante il viaggio a Zanzibar questo Capodanno (qui).

Trovo che siano argomenti su cui è meglio iniziare a confrontarci con i nostri figli fin da piccoli, proprio per realizzare che non abbiamo nessun merito nell’essere nati dalla parte “giusta” del mondo e incentivare la comprensione e la tolleranza nei confronti di coloro che decidono di abbandonare il proprio Paese in cerca di un posto migliore dove vivere.

Adottare a distanza dovrebbe anche accontentare i sostenitori dell’ “aiutiamoli a casa loro”, mettendo per una volta tutti d’accordo!

Ecco quindi che ci ritroviamo una terza “figlia”  e “sorella” africana di 10 anni che si chiama Kaddy e vive in Gambia. Da ora in poi ci terrà aggiornati sulla sua vita e le sue avventure una volta l’anno, spedendoci una letterina a casa.

Nello specifico, attraverso l’operato di Action Aid, contribuiremo al miglioramento della vita nel suo villaggio, con azioni tese a:

  • migliorare la resa dei raccolti, insegnando ai contadini nuove tecniche di coltivazione;
  • migliorare l’alfabetizzazione degli adulti attraverso la costituzione di gruppi dedicati;
  • aumentare l’alfabetizzazione dei bambini sensibilizzando i genitori e le istituzioni sull’importanza dell’istruzione per loro e agevolando la costruzione di scuole attrezzate

In Gambia infatti quasi la metà della popolazione adulta è analfabeta. La qualità dell’istruzione è bassa: le strutture scolastiche sono fatiscenti e spesso situate lontano dai villaggi. Molti bambini delle aree rurali, in particolare le bambine, abbandonano la scuola per contribuire al sostentamento della famiglia, lavorando o occupandosi delle faccende domestiche.

Parlare di tutto questo con i nostri figli sta scatenando tante domande e riflessioni positive.

Ecco perché ve ne parlo, proprio per condividere questa esperienza con altri genitori per l’impatto formativo di un’azione del genere anche sui nostri figli, perchè magari proprio come me, non ci avevate pensato prima. Madonnager per il sociale insomma.

Ancora una volta la commistione tra lavoro e vita privata mi ha dato e insegnato qualcosa di buono!

Quindi adozione a distanza, perché no?

Se volete qualche informazione in più le trovate qui.

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2 commenti su “Adozione a distanza, perché no?

  1. Ciao. Non è polemica. Riporto solo quello che a me hanno insegnato durante i miei percorsi di adozione (“in presenza”).
    Questa a distanza – causa nobilissima, ci mancherebbe -NON chiamiamola adozione. Chiamiamolo “SOSTEGNO A DISTANZA”. So che comunemente tutti la chiamano così. Ma per fare le cose bene (generally speaking) bisogna cominciare a chiamarle col nome giusto. “Said that”… fatelo il più che potete !

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